Recensioni

6.8

Le ambizioni folk dell’ex musa di Stuart Murdoch ormai non sono più un mistero sin dai tempi di Amorino, fino ai recenti duetti in chiaroscuro con Mark Lanegan di Ballad Of The Broken Seas (bissati dal vivo con Eugene Kelly dei Vaselines). Se il concetto non fosse ulteriormente chiaro, questa nuova raccolta di canzoni – registrata nello stesso periodo del disco precedente – suona come una presa di posizione ancora più netta da parte della scozzesina: Milkwhite Sheets va dritto al cuore della questione, andando ad esplorare il cantautorato intimista più ombroso e tormentato(Nick Drake, Fred Neil, Tim Buckley), cimentandosi altresì nei territori del folk più tradizionale rileggendone alcuni motivi.

Isobel sposa in pieno la causa, quindi, e il risultato è insieme una dichiarazione d’amore per i suoi modelli (Willow’s Song e Thursday’s Child navigano negli abissi di Happy/Sad, James è uno strumentale in pieno stile Bryter Layter, così come la title track e Are You Going To Leave Me) e un tributo, che diventa sfida quando c’è da reinterpretare traditional come Loving Hannah (sfida in questo caso vinta, per inciso); e se le interpretazioni vocali non sempre sono ficcanti e opportune come dovrebbero, a controbilanciare ci sono arrangiamenti tanto impeccabili quanto rispettosi.

Qualche dubbio sulla credibilità può tuttavia ancora restare: a volte impegno e devozione non bastano, folk vuol dire anche vivere sulla propria pelle ciò che si canta; ma la passione di Isobel, allieva diligente, è sincera e va senz’altro rispettata. Ah, e chi fosse ancora a caccia delle tenere tinte

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