Recensioni

Chiariamolo subito: J Churcher è praticamente un mister nessuno da una manciata d’ascolti su Spotify e 300 fan su Facebook. Tra questi, una volta tanto, la rappresentanza italiana è consistente. Il motivo? Ad inizio anno il suo nome ha fatto un bel tour su webzine, blog e profili Facebook più attenti, colpiti fin da subito da un brano eccellente come Yesterday. Tra evidenti rimandi ai Jesus And Mary Chain di Just Like Honey e ai Cars di Drive, Yesterday (contenuta nell’omonimo EP digitale) veleggia onirica a qualche metro da terra, oscura nelle strofe, drammaticamente liberatoria nelle esplosioni Reid-iane. Il video, azzeccatissimo nella sua semplicità, è stato girato niente meno che da Perfume Genius. Nonostante questa collaborazione di rilievo, per il momento Churcher sta vivendo ancora nell’ombra. Dopotutto sappiamo come va il mercato, e probabilmente se il Nostro mostrasse un’estetica meno anonima/da bravo ragazzo, con ogni probabilità oggi sarebbe già pompato dai più importanti siti anglosassoni.
In questi giorni il londinese – giardiniere part-time – pubblica l’album d’esordio Borderland State via 37 Adventures/PIAS. Borderland State è un termine che viene utilizzato per definire gli stati di illusioni e paralisi ipnagogiche (il migliore album dei Dredg, El Cielo, era proprio un concept su queste esperienze sospese tra sogno e realtà) che da anni colpiscono Churcher durante il sonno e che ben si associano alle atmosfere plumbee e appannate del disco. In realtà, però, il tema centrale dell’album è quello dei ricordi, e non a caso la già edita I Remember è stata inserita proprio all’inizio di una tracklist in cui gli elementi prettamente dreamy convivono con una rarefatta, post-romantica ed elegante vena pop figlia degli eighties: di tanto in tanto, infatti, emergono – mai in modo troppo marcato – soluzioni che riportano alla mente alcune cose degli Echo and The Bunnymen o dei The Church.
Siccome in questo campo è sempre la melodia a fare la differenza, uno degli highlights dell’album è senza dubbio il noir-pop di Finding Roxanne, con il suo chorus che si apre solare («I feel so happy in the morning, I feel so lucky in your hands») e si conclude amaro e tenebroso. Degne di nota, inoltre, How It Ends (riuscita notturna mid-tempo costruita attorno ad un synth dilatato che sembra inseguire ondeggiante il moto del mare), la lullaby The Broadwalk in cui Anna B Savage sussurra in modo quasi impercettibile e la vecchia conoscenza In The Summer, che, per il suo mood vagamente desertico e per le sonorità fluttuanti tra dreamfolk e slowcore, all’epoca portò a importanti paragoni con i Mazzy Star.
Certo, non è tutto spettacolare, non mancano episodi meno ispirati (Dream Team o Last Summer ad esempio) e in definitiva, con ogni probabilità, si tratta di un album minore (di quelli che possono trovare maggiori, seppur limitati, riscontri su territori mitteleuropei), ma Borderland State contiene almeno quattro-cinque ottimi pezzi. Di questi tempi, non è poco.
Amazon
