Recensioni

“Spazio, ultima frontiera. Eccovi i viaggi dell’astronave Enterprise durante la sua missione quinquennale, diretta all’esplorazione di strani nuovi mondi alla ricerca di altre forme di vita e di civiltà, fino ad arrivare laddove nessun uomo è mai giunto prima”…
L’Enterprise è tornata, per la dodicesima volta sul grande schermo, con il sequel del riavvio della saga, ripartita nel 2009 (Star Trek – Il futuro ha inizio), sempre ad opera di J. J. Abrams. Il genietto della TV americana non ha bisogno di tante presentazioni, parlano da sole le serie televisive, da Felicity ad Alias e Lost, fino aFringe e alle numerose sceneggiature e puntate al cinema.
Into Darkness – Star Trek vede il capitano Kirk (Chris Pine) allontanato dal comando dell’astronave e dal suo primo ufficiale Spock (Zachary Quinto) per non aver rispettato le regole della Federazione (salvando Spock, ha violato la Prima Direttiva della Federazione,Non interferire con lo sviluppo di una cultura aliena…). Ma servirà tutta la sua esperienza e abilità (e infatti verrà richiamato) per far fronte ad un pericolo imminente: bisogna neutralizzare Khan (già presente nella saga originale e nel film Trek II – L’ira di Kahn, qui interpretato dall’algido Benedict Cumberbatch), un umano modificato geneticamente e poi congelato per evitare che i superpoteri acquisiti facciano danno; risvegliatosi, Khan vuole scongelare altri suoi 72 simili e minaccia la flotta.
J. J. Abrams, sempre coadiuvato dagli sceneggiatori Orci e Kurtzman, realizza un film velocissimo e dal gran ritmo, che come il precedente gioca molto con l’ironia; Abrams infatti si rifà palesemente alle lezioni diGeorge Lucas e Steven Spielberg piuttosto che a quelle del creatore della serie originale Gene Roddenberry, e a uno comeRobert Zemeckis, da cui prende sense of humour e avventure spazio-temporali. Il 3D rende bene questo senso di velocità soprattutto in esterni, dove un’estrema vertigine sembra rendere i paesaggi molto mobili e squadrati.
Alla base ci sono come sempre le relazioni tra i personaggi, l’umanità che tanto interessa all’autore: in questo caso in primis l’amicizia tra Kirk e Spock, le loro diversità e complementarietà, il freddo e calcolato Primo Ufficiale a confronto con l’irruento Capitano; entrambi cambieranno nel corso del film, Spock sperimentando umanità e amicizia, il secondo arrivando a patti con la sua emotività e imparando il senso del sacrificio per il bene comune. Seguono, nel capitolo rapporti umani, tutta una serie di circostanze collaterali (il contrastato rapporto padre-figlia tra la dottoressa Marcus e il padre, ammiraglio che presiede l’Alto consiglio della Flotta Stellare, il dolore per la perdita di un secondo padre da parte di Kirk con la morte dell’ammiraglio Pike, le schermaglie tra Spock e la fidanzata Ahura).
Rispetto al primo film, in Into Darkness – Star Trek Abrams abbassa il tono e sdrammatizza di più, laddove Star Trek – Il futuro ha inizio era molto giocato anche sulla tensione, sulle scelte morali dei protagonisti e sull’impianto della storia in fieri, da sviluppare nel prequel. Qua sembra dirci che in fondo trattasi di avventura allo stato puro.
Avventura che manicheisticamente comunque contrappone bene e male e diventa una sorta di metafora degli USA vs. il cattivo di turno. Imperialismo rules. Sempre e ancora una volta.
La levità vera di un maestro come Spielberg e suoi epigoni latita alquanto. Resta il divertissement dell’avventura per l’avventura. Con ancora con un cameo del vecchio Spock, Leonard Nimoy, che suggerisce alla versione giovane di se stesso di cercare le risposte nella storia della serie.
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