• feb
    26
    2016

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Border Community

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La genesi del lavoro è esplicita e così il risultato: James Holden e Luke Abbott, ispirati dai live tenuti lo scorso anno al Barbican Centre di Londra e al Muziekgebouw di Amsterdam in occasione delle celebrazioni per l’ottantesimo compleanno di Terry Riley, hanno composto due versioni in studio, una a testa, liberamente ispirate al lavoro del compositore minimalista, ricavate dalle session live in studio per quegli stessi eventi. Il boss di Border Community ha reclutato Camilo Tirado alle tablas – un musicista che ha studiato composizione e musica indiana – in una traccia circolare per micro-complessità melodiche di ben 45 minuti e dal titolo molto 70s Outdoor Museum of Fractals – fa riferimento alla trasposizione grafica dei suoi setting alle macchine (secondo lo stesso Holden, dovrebbero riprodurre un frattale, ovvero un oggetto geometrico che si ripete nella sua forma allo stesso modo su scale diverse). Di converso, Abbott, che all’interno della stessa label è uno dei più autorevoli producer analog-maniaci assieme al Nostro, si è dato alla più contenuta – si fa per dire – 555Hz, della durata di 30 minuti.

La nota stampa parla di due lunghe tracce ispirate dal Maestro e non di copie carbone, composte rispettando strutture armoniche lineari che hanno lasciato ai due ampi spazi per l’improvvisazione, permettendo che le trame sbocciassero lentamente. L’intento è quello di andare in direzione opposta rispetto alle dinamiche della musica Occidentale, ma anche della popular music, recita sempre il comunicato, e così è. Con Holden ad impiegare i suoi synth modulari e sequencer autocostruiti, la discendenza rispetto ai lavori ai synth di Riley è più diretta, per un risultato compostamente psichedelico, dolcemente straniante, diretto in un morbido e coloratissimo Nirvana (divinità indiane annesse e connesse); la take di Abbott invece risulta più nerd e sul filo del noise, con un drone settato appunto a 555Hz dal calore/riverbero analogico à la Keith Fullerton Whitman (e più indietro, La Monte Young) e il suono di un gong di 26 pollici opportunamente modificato che risponde ai minimi cambiamenti della sua onda sinusoidale. Ispirata dall’opera rinascimentale The Garden of Cyrus di Thomas Browne, dove il numero e il simbolo 5 giocano un ruolo centrale, anche in questa traccia ritroviamo la stessa compostezza “frattale” del brano di Holden, grazie ad un’eclittica, pastosa, macina di stelle e anelli di Saturno.

Dove Holden domina la tendenza al caos del suo sequencer in un esercizio di ascesi, Abbott è più fisico e lavora di drappeggi, schizza note sulla tela e le osserva colare lentamente, e va anche più free dell’amico, uscendo un paio di volte dalla trama principale e lasciandosi andare a successioni di note alla tastiera o a minimali distorsioni siderali. A loro modo, sono entrambe composizioni floreali che sbocciano lentamente e inesorabilmente nelle orecchie di chi le ascolta. Incantevoli.

9 Marzo 2016
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