Recensioni

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Nata come un’etichetta per sfogare velleità IDM-indietroniche e miscellanea acustica, la Border Community sul calar del 2006 ha l’odore di un proiettile che sta per deflagrare. Dopo l’uscita numero 1 – quel famoso Drowning In A Sea Of Love di Nathan Fake – arriva a fine novembre James Holden, boss classe ’80, a dettar le linee programmatiche. Anticipato nei mesi scorsi, dalla tavolozza di gusti e riferimenti del doppio At The Controls (sempre su BC), ora con The Idiots Are Winning, una raccolta di rari 12’’ usciti sotto diversi nomi, le cose si fanno serie.

Seppur breve (e con un paio di brani presenti in una alternative take), l’album è un ideale principio discografico: un’operazione istintiva, disomogenea che dimostra in toto le suggestioni e le fisse del ragazzo. Dalla techno, dai dj set e i remix illustri (Depeche Mode, New Order), Holden ha preso rigore e fede, ma quel che appare la via della sua Border Community è una sintonizzazione sulle frequenze più casalinghe e “colte” dell’elettronica. Ed è qui che scoccano alcune scintille. Se l’IDM e l’indie delle varie troniche sono in risacca, innestare una spina dorsale fatta minimalismo berlinese (via old skool Detroit) non è per nulla un’idea malvagia.

Anzi, è il terreno circoscritto sul quale reinventare l’Aphex Twin di On, oppure camminar sul ciglio dell’Apparat krauto, missare trance e cosmica più pesante e avant, strizzare l’occhio alla community della micromusic sotto l’effetto del 4/4. L’output di tutto ciò consiste in una manciata di track entusiasmanti: a partire da Lump (poi ripresa a cappella in Lumpette), il piccolo capolavoro dell’inglese, che giochicchia su una sincope glitch salvo poi gettarsi in un dottorato Pump Up The Volume, piroiettando sul dormiveglia cronico del buon Richard D. James. Suoni acidi che non c’è bisogno di ecstasy, snare direttamente da scuola fine ottanta Fingers Inc. Il ballo che incontra lo sballo da cameretta. La manomissione degli apparecchi elettronici che incrocia la piastra del dj.

Il brano possiede dinamica e volumi: ai piedi della cassa in quattro crescono vivide distorsioni della trama sotto l’incessante calpestio ritmico. 10101 è invece più minimale, gioca in descostruzione ritmica e melodia (un riff à la Vangelis o primissimi Boards Of Canada) salvo poi irradiare le frequenze medie di una sublime orchestra di bollicine. Un espediente quest’ultimo che è come rugiada per la successiva Corduroy, roba da bagno di folla più che da camerette, eppure – da notare lo scarto – quei suoni così cerebrolesi hanno tutto il fascino dei vecchi videogame, e inoltre c’è tutto il frizzare di tastiere e fruscii a prestarsi egregiamente al doppio binario d’ascolto. Flute, infatti, si butta nella palla cosmica mentre Idiot (poi ripresa in Idiot Clapsolo, la versione essenziale come recita il sottotitolo) sulla pure berlin che accoglie soltanto tamburellini e giochi di suoni (ancora rétro) al Nintendo. I due lati dello streaming.

Il debutto è previsto a breve quest’anno. Non ha ancora un nome mentre stiamo scrivendo. Nel frattempo sappiamo cosa fare. Alziamo il volume e facciamo incazzare i vicini.

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