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Fin da quella sorta di Springsteen anfetaminico di The House That Heaven Built, momento corale da stadio e sicuramente parentesi più rappresentativa del comeback del duo canadese Japandroids, è chiara l'intenzione di Celebration Rock: riassumere tutta la potenza e l'emotività r'n'r di Hüsker Dü e Dinosaur Jr.

Otto tracce intese a celebrare il rock nella sua essenza più classica e in tutto il suo sudore. Sulla scia di formazioni noise-pop come No Age, con determinate assonanze verso certo surf punk scanzonato (vedere alla voce Wavves and co.) e sull'onda di un esordio che si fece notare per genuinità ed immediatezza nelle sue centrifughe shoegaze, garage e noise a mantenere sempre spiragli melodici diretti ed entusiasmanti, i Japandroids ci hanno abituati ad una certa potenza sonora e volumi folli che, nonostanze la formazione chitarra e batteria, lasciavano all'ascolto un senso di trasporto non indifferente.

La formula di Post Nothing non sembra esser variata moltissimo – sovrapposizioni vocali, pestoni di batteria e furia chitarristica a go-go – e Celebration Rock la riconferma sia come estetica – il b/n della copertina – che come compattezza, nello specfico la lunghezza delle tracce in scaletta e il finale intriso di malinconia (Continuous Thunder che riesce a rivaleggiare con la passata I Quit Girls). Eppure la follia e la spregiudicatezza dell'esordio (lo skate punk di Younger Us, il filo shoegaze di Evil's Sway, le furiose riletture Gun Club, For The Love Ivy e le sfuriate hc fine 80s come Adrenaline Nightshift) cedono il passo a spessore compositivo e a un tentativo di reinterpretazione del rock, in totale freschezza e irruenza. E ciò basta per premiarli.
 

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