Recensioni

Un altro duo chitarra e batteria. Si pensava che ne avessimo abbastanza. E invece questi due imberbi canadesi, entrambi alla voce, hanno fatto ricredere in molti. Noi per primi. Nonostante che al primo, al secondo, al terzo, fino al centesimo ascolto di Post-Nothing continuassero a venire in mente i No Age. L’originalità non è il loro forte, ma la follia, l’ingenuità e la capacità di mischiare perfettamente noise, punk, pop, e shoegaze sì, eccome.
E molto meglio dei No Age, per l’appunto. Otto canzoni veloci, sbalestrate e grattugiate, ma appiccicose, colorate e divertenti. Il teen spirit è più che una sensazione, è ovunque: nel nichilismo del titolo (post-niente), nei testi (adolescenziali scazzi amorosi), nelle melodie (urgenti ma sofferte) e nell’approccio alla materia musica. Le prime tre tracce contagiano per immediatezza, dalla quarta fino alla settima le cose si fanno musicalmente un poco più complesse – cambi di tempo, escrescenze post punk, inflessioni emocore, digressioni grunge e addirittura stoner -, ma il tutto sempre svolto con un’attitudine sfacciatamente punk.
L’ottava si ricolloca sui binari iniziali, mentre la nona, la loro power ballad, satura l’atmosfera di opaca malinconia, evocando addirittura i Seam. Difficile prevedere il loro futuro, qua si raggiunge solo una scarsa mezzora di musica, e dal vivo non abbiamo idea di cosa possano combinare, ma il folle nome, Japandroids, e questa loro vivacità a presa rapida infetteranno sicuramente anche “tua sorella”, come i Nostri scrivono ovunque sul Myspace.
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