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È ormai assodato che Jennifer Gentle abbia una doppia anima: su Sub Pop il lato confortante e dolcemente sixties oriented, sulla nostrana A Silent Place quello più oscuro, ambiguo e sperimentale. Concentric, ormai quarto disco targato ASP, dopo A New Astronomy, Sacramento Session/5 Of 3 e Live In The House Of God, corrobora questo sdoppiamento e, a differenza delle precedenti prove, gioca ancor più pesante.

Oltre cosmica e concreta, sotto la lente deformante di Jennifer, vera e propria Alice perversa e dissociata dei giorni nostri, finisce lo spettro più larvatamente industrial delle arti dell’ultimo trentennio. Intransigenti e oscure, le sette tracce dell’album spaziano dall’ambient deforme delle introduttive Key e Land ai monoliti post-Coil/NWW di Neon e Halos, triturando nel mezzo quanto di più nero sia stato prodotto in musica: gli sgorbi noise di Scar, l’astrattismo concreto di Hunt, l’afasia avant di Melt e non solo.

Come un William Blake nato nelle periferie industriali anglosassoni d’inizi ’80, Concentric è un lavoro che va necessariamente preso come un unicum, uno slancio verso gli inferi dal taglio fortemente onirico, un gorgo di ansia ritorta in musica che evoca passaggi e paesaggi visionari. In quest’ottica, molte sono le affinità rilevabili con Sator, album dell’amico e collega Gastaldello (Mamuthones): stesso mood tendente al nero e identici percorsi sperimentali trasversali. Sicuramente segno di una rinnovata stima e concordanza di visioni musicali tra i due e, chissà, magari il preludio a nuove esperienze collettive.

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