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7.5

Se il nome di John Carpenter non vi dice nulla o avete bisogno di una qualche introduzione, forse avete sbagliato qualcosa nella vita. Magari dormivate quando al cinema – e poi in TV – passavano alcune delle pietre miliari della filmografia horror e sci-fi mondiale. Oppure mentre ascoltavate distrattamente quelle epocali pellicole, vi si sono foderate le orecchie all’improvviso e non avete potuto incamerare quel trademark sonoro che rende Carpenter uno dei (non)musicisti più caratterizzati degli ultimi decenni.

In un momento in cui la library music italiana diviene base fondante per il “trend” più eccitante e vario degli ultimi anni, Fabio Frizzi, Nico Fidenco, Ennio Morricone finiscono su Death Waltz, la colonna sonora di Suspiria viene rimasterizzata e ristampata in edizione deluxe o musicisti come Umberto o Zombi (tanto per far due nomi) dichiarano apertamente rispetto imperituro, le musiche di Carpenter tornano a nuova vita con una serie di tracce “perdute” (ma in realtà nuove di pacca) che la lungimirante Sacred Bones saggiamente ci propone. Una Sacred Bones che sembra aver fatto un patto di sangue coi “registi” più off e storti pronti a cimentarsi con la musica, vedi alla voce Jarmush nell’ottimo disco con quel piccolo culto che è Van Wissem o David Lynch.

Tornando a Lost Themes, è evidente come lo storicizzato trademark carpenteriano si allunghi su queste nove tracce, tra distese di bordoni di synth, rintocchi più o meno lugubri di piano, rumori di fondo, astrazioni cosmiche, reiterazioni ipnotiche, deviazioni synth-rock sinistre e putride che hanno il gran pregio – fatto salvo qualche passaggio decisamente pacchiano o sopra le righe, come in Domain – sia di riattivare la memoria di chi quei film li ha consumati, sia di instillare nuove forze nell’elaborazione di soundtrack music non solo immaginaria.

Perché il bello di questo Lost Themes è che, nonostante sia la prima volta che Carpenter compone musiche slegate dalle immagini di un suo film, in pezzi sempre in tensione, distopici, futuribili, horrorifici come Vortex, Mystery, Obsidian o la splendidamente ossessiva Night, le immagini vengono in mente lo stesso. Segno che l’obbiettivo è stato egregiamente raggiunto.

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