Recensioni

7

Non è il nuovo disco di John Parish e nemmeno il frutto di una delle tante collaborazioni che l’uomo di Bristol ha messo in piedi, come la oramai solida partnership con PJ Harvey. Dato però che deve essere un lavoratore instancabile, mentre continua a produrre dischi di altri (Arno e M Ward nel 2012), comporre per il teatro e la danza, nelle giornate passate nello studio casalingo trova anche il tempo di selezionare gli estratti migliori da una carriera di compositore per il cinema cominciata nel 1998. Tra i film su cui ha lavorato, da ricordare almeno Sister di Ursula Meier (Orso d’Argento a Berlino lo scorso anno e selezionato come miglior film straniero agli Oscar americani) e quelli di Patrice Toye (Little Black Spider, il debutto Rosie).

Come ci si può aspettare da una raccolta di questo genere, la varietà la fa da padrona, passando dall’ambient astratto di River allo youngster rock di The Minotaur pt. 2, senza dimenticare brani con estratti di recitato che si posano su poche note e leggere suggestioni atmosferiche. La bravura dell’artigianato di Parish, in questo caso, non sta nella composizione, ma nell’aver selezionato e organizzato la scaletta in modo impeccabile, al punto che senza il supporto visivo, all’ascolto sembra comunque di essere di fronte alle immagini di un film (immaginato, probabilmente). Il tocco in più è dato che nonostante la disomogeneità delle composizioni, alla fine Screenplay sembri un lavoro coeso. Non è da tutti.

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