• Mar
    25
    2014

Album

Columbia Records

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Dischi postumi come Out Among The Stars hanno sempre un contorno. Nel nostro caso, il contorno è rappresentato dalle dichiarazioni del figlio di Johnny Cash, John Carter Cash, sparse un po’ per tutto il globo terracqueo virtuale della rete. Impariamo così che l’album arriva dai primi anni Ottanta del man in black – più precisamente, le tracce sono state registrate tra il 1981 e il 1984 da Billy Sherrill – e che i dodici (più uno) brani della scaletta latitavano negli archivi della Columbia-Legacy da un bel po’ di tempo. Il Cash di quel periodo esce da una porzione di esistenza non troppo felice: le vendite dei dischi sono in calo, il cinema e la televisione lo affascinano (arriverà a partecipare a una puntata del Muppet Show, e quella non sarà nemmeno l’esperienza peggiore tra quelle collezionate) e storie di droga lo costringono a una riabilitazione forzata che tuttavia dà i suoi frutti. E così oggi ritroviamo lo stesso Cash Junior a sbandierare ai quattro venti il buono stato di forma del padre durante queste registrazioni, tanto da arrivare a scrivere in un track by track per il Guardian che nulla ha di informativo e molto di celebrativo.

E’ in effetti vero, però, che il Johnny di Out Among The Stars ha il passo sicuro e una voce ferma come forse si ascolterà solo nei dischi con Rick Rubin nei Novanta. A cui questo, sia ben chiaro, non aggiunge nulla ma non toglie nemmeno nulla. Brani come la title track o She Used To Love Me A Lot sono ottimi esempi di una poetica che ha l’autorevolezza per trascendere la nicchia del country (anche se ancora non lo sa), proprio in virtù di quella voce intensa e imponente che tutti conosciamo e di un’intensità nell’esecuzione da pelle d’oca. Il resto è un compendio di crooning (After All), sincopati blues/rockabilly (I’m Moovin On), spoken-country (If I Told You Who It Was), ballad acustiche (Call Your Mother), duetti con la consorte June Carter e via dicendo, ovvero in tutto e per tutto il campionario del Cash degli eighties (ma non solo).

Il valore aggiunto dell’album sta forse nella freschezza che si coglie in certi passaggi, negli arrangiamenti impeccabili a base di slide guitar e in linea con la tradizione, ma soprattutto nella testimonianza storica che questo disco rappresenta a undici anni dalla morte del cantante americano. I fan di stretta osservanza non rinunceranno facilmente (ed è soprattutto a loro che consigliamo il disco); per tutti gli altri, la scelta non è obbligata.

6 Maggio 2014
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