Recensioni

7.5

È un predicatore, Johnny Mox. Fuori fase, eccentrico, stonato, ma pur sempre un predicatore. Di quelli che si piazzano all’angolo della strada, salgono su un piedistallo d’occasione e cominciano a sproloquiare a più non posso di salvezze promesse e esistenze peccaminose cui fornire redenzione a basso costo.

Johnny Mox, al secolo il trentino Gianluca Taraborelli, già Nurse! Nurse! Nurse! e Fonda Sisters, fa lo stesso, ma lo fa con un atteggiamento sovversivo, lyrics lucide e ben finalizzate e soprattutto con una materia che diremmo genericamente rock. Anzi, la prende molto più larga: prende il blues, gli spirituals, il gospel e tritura tutto insieme ad una attitudine che è punk nella matrice, iconoclasta nell’applicazione e terribilmente eccitante nei risultati.

Tutto, o quasi, è costruito esclusivamente con la voce: inanellando e cesellando cioè una serie di loop vocali via via stratificati l’uno sull’altro fino a costruire tessiture e trame fitte. Roba che mantiene una sua originalità e una coesione interna notevole, specie se si svaria con nonchalance tra lande blues’n’roll spezzate da convulsioni ritmiche (Oh Reverend), spirituals dalla pelle bianca (Wallgaze Sermon), hip hop industriale reminiscente i Kill The Vultures (VHS Vampire), crescendo cacofonici (la title track) di stratificazioni reiterate (For President) o dilatate psicogeografie (la Benghazi con ospite Above The Tree) che sanno quasi di fuga/rifugio.

Insieme, alcuni dei testi più acuti e diretti che è capitato di sentire ultimamente. Anthemici e appiccicosi – dopotutto il cut-up è le carsica linea direttrice dell’intero lavoro – come capita con All We Ever Wanted Was Everything (“now that we have the means, we don't have the goals”) oppure con la citata VHS Vampire (“I got the golden belt in this wallgaze championship”); eppure non solo slogan quanto punte di iceberg frutto di una riflessione molto più ampia sulla condizione di disagio e disadattamento che attanaglia quel “we” che apre il titolo, che tutti ci comprende e sprona. È presto per i dischi dell’anno, vero?
 

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