Recensioni
Jon Hassell
Jon Hassell/Farafina - Flash Of The Spirit
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Stefano Pifferi
- 6 Febbraio 2020

Delle musiche quartomondiste tutte, nessuna esclusa delle tante filiazioni dirette o meno della Fourth World music generata ormai più di un quarantennio fa da Jon Hassell e Brian Eno, abbiamo sempre colto la centralità spaziale, geografica quasi in senso stretto. Esse mettevano a fuoco, più del contenitore adattabile a tutto (quindi, per contrasto, praticamente inutile) della “world music”, o meglio, ponevano nel loro obbiettivo, dimensioni altre, elaborate su coordinate spaziali ben definite e ben posizionate al di fuori delle consuete traiettorie anglosassoni ed europee.
Ecco, ora la ristampa di questo Flash Of The Spirit, lavoro a quattro mani elaborato proprio da Hassell col collettivo africano Farafina, ci pone di fronte a un ripensamento generale: il quartomondismo hasselliano non è più una mera demarcazione spaziale, tra un di qua ben conosciuto e un di là, una alterità, da scoprire e conoscere, quanto un prima e un dopo, ovvero una questione meramente temporale. Musiche che pre-esistono alla musica e che ignorano lo scorrere del tempo, in un doppio binario che ci fa sentire come inutili i 30 e passa anni di distanza dalla registrazione delle musiche presenti in questo disco, ma anche ignorare che esista un tempo se non come un fluido fluire in cui tutto è e tutto torna.
Coadiuvato dal sodale Eno e da Daniel Lanois al bancone, Hassell ha stratificato la sua tromba e la sua elettronica sul percussivismo della formazione del Burkina Faso, e le parole pronunciate allora dal leader della band Souleymane “Mani” Sanou, ribadiscono ciò che maldestramente cercavamo di dire sopra: «traditional instruments, they can meet with electronic and modern music; so collaborations are so important to us…yes, with Jon Hassell, the experience was amazing». Tradizione millenaria, quasi ancestrale, suonata con strumenti che si tramandano da tempo immemore, che si unisce, azzerando distanze e piegando lo scorrere del tempo, a una modernità tecnologica e a un approccio alieni a quelle lande. Eppure tutto è fluido, tutto scorre naturalmente, e l’ipnosi provocata da questa oggigiorno quasi normale unione (ma che al tempo era ancora agli albori) lascia esterrefatti al punto che ciò che la press dice in summa, ossia che in Flash Of The Spirit «propulsive Burkinese rhythms meet revelatory, ambient soundscapes», sembra solo una reductio all’ovvio per un lavoro, una idea, una teoria, che ovvia non è mai stata né sarà mai.
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