Recensioni
Jon Hassell
Listening To Pictures (Pentimento Volume One)
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Stefano Pifferi
- 8 Giugno 2018

La ristampa dei due fondamentali volumi Fourth World negli ultimi anni era dunque una visibile e necessaria avvisaglia del ritorno di Jon Hassell con materiale nuovo, cosa questa che non avveniva grossomodo da una decina d’anni. Ora Listening To Pictures reimmette uno degli artisti elettronici più influenti e innovativi dell’ultimo 30-40ennio in un mercato che mai come ora, nel coacervo di uscite non filtrate e spesso poco più che dilettantesche, ha bisogno di punti fermi e certezze che indichino la via della sperimentazione con coraggio e capacità.
Nel caso specifico, sin dal concept che sottostà all’album – una riflessione “al contrario” nel rapporto tra suono e immagini: non suono di contorno alle immagini quanto suono concepito come una immagine pittorica in divenire – Hassell pone in essere un rovesciamento della prospettiva che è insieme analisi del procedere compositivo musicale come stratificazione di segni “pittorici” e approfondimento nel senso etimologico del termine su quegli stessi suoni/segno. Il “pentimento” a cui fa infatti riferimento il sottotitolo è quel procedimento compositivo per cui si risale ai segni e ai tratti volutamente cambiati, cancellati, celati sotto altre immagini dipinte; attraverso questo procedimento di riesumazione/inumazione l’obbiettivo è giungere a riflettere, a più ampio spettro, sulla fruizione “verticale” della musica (e delle arti in generale) finalizzata a un approccio “visivo” diverso dello spettro sonoro, alla ricerca di forme e movimenti celati tra la massa sonora.
È così da questa prospettiva “altra” che è possibile decrittare gli infiniti livelli con cui Hassell elabora le sue composizioni. L’humus è genericamente e latamente quello made in fourth world, ma più come approccio globale e globalista che come mero suono; c’è una elaborazione dell’elettronica più frantumata e rarefatta che non scivola nell’ambient quanto esalta le molte textures che stratificano l’album e ricrea – di nuovo, riferimenti pittorici – quadri quasi en plain air in cui è facilmente rintracciabile sia il singolo suono/pennellata (e tutti quelli precedenti), sia la visione d’insieme. Una nuova modalità “psichedelica”? Forse. Di sicuro, un lavoro costituito di molteplici input sonori (glitch, ambient, etno, psych, jazz, ecc.) ma che trova la sua pienezza proprio nella modalità di approccio nuova proposta all’ascoltatore: vedere realmente con orecchio nuovo e sentire realmente con occhio diverso per una musica che riconquisti il posto e l’attenzione che merita.
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