Recensioni

5

Il buon Jonathan ha un problema: non è mai sopravvissuto alla sua opera migliore, ovvero l’esordio omonimo dei Modern Lovers, e questo nonostante gli anni trascorsi nel frattempo. A pensarci bene, però, è pure afflitto dalla sindrome di Peter Pan, di quella voglia di non crescere che fa a pugni con l’anagrafe e – nel caso del Nostro – con un volto che le tracce del tempo che passa inesorabile le mostra tutte, impietosamente. Nulla di male in questo, non fosse che anche la creatività pare risentirne in modo netto, spargendo al vento una dozzina di brani inutili laddove non irritanti, abbozzi acustici cantati in spagnolo e in un italiano approssimativo.

Roba che dici registrata durante qualche pausa in studio e che doveva essere scartata, ma figurarsi se nell’era del cd e della musica futile e incorporea questo poteva darsi. Poco importa, allora, che il tutto sia stato inciso tra San Francisco – dove Richman risiede oggi – e Tarifa, in Spagna; che si componga di brani folk dall’impianto acustico in cui par di avere a che fare con un Chris Isaak ebete; che l’autore cerchi invano di muovere al sorriso benevolo. Siamo troppo cinici, escono troppi dischi e, soprattutto, in un’altra e più selettive epoca, questo non sarebbe mai esistito.

Amazon
SentireAscoltare

Ti potrebbe interessare

Le più lette