Recensioni

6.6

Ogni nuovo disco proveniente da artisti che furono grandi decenni addietro porta con sé un’inevitabile domanda sulla sua “necessità”. Ci si chiede, in parole povere, se abbia ancora un senso oggi ascoltare musica che – se di per sé non è affatto “vecchia” – viene altresì proposta da chi il meglio lo ha ormai alle spalle. Il tempo passa, va bene, tuttavia abbiamo visto fior di “anziani” uscirsene con lavori sorprendenti e capaci di ridimensionare la più parte delle nuove generazioni. Tale non è il caso di Joni Mitchell che ha infine ceduto al richiamo delle sirene dopo aver sbattuto la porta disgustata dal mercato discografico un lustro fa, imbolsita dai tentennamenti e gli inciampi seguiti al suo ultimo disco degno di menzione (Night Ride Home, A.D., 1991).

Sappiate cheShine non apporta novità clamorose: porge in loro vece dieci brani (più l’antica Big Yellow Taxi che riemerge in piacevole foggia cajun) che posseggono antichi aromi, pensati al pianoforte nella stessa magione di tronchi che partorì For The Roses. Piace pensare che l’ambientazione abbia in qualche modo benedetto il disco, non esente da pecche e con tutto ciò il suo più riuscito da tre lustri in qua (non quel gran pregio, forse ma tutto sta nell’accontentarsi). Se è inevitabile l’enfasi senile con cui la Signora affronta temi sociali e in fondo perdonabili gli arrangiamenti a tratti appannati, l’insieme merita rispetto e non solo. A convincere più del resto contribuiscono il tenue acquerello Strong And Wrong, la spigliata sintesi stilistica This Place e If, atmosferico adattamento di una celeberrima poesia di Kipling.

Su tutto si impone una clamorosa, jazzata Bad Dreams intessuta con corde vocali annerite, quanto di più vicino alla Mitchell che fu e chissà, potrebbe essere assaggio di avvenire o commiato di lusso. Andrebbe bene lo stesso, poiché a sessantaquattro anni – due terzi abbondanti dei quali trascorsi a tracciare un esaltante romanzo sonoro – non è lecito pretendere di più, anche solo al pensiero di quante ne hanno seguito le orme di lirica introspezione, imbracciando la chitarra o sedute dietro al piano. Ben (ri)trovata, Joni.

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