Recensioni

Se si parlò di rigurgiti Novanta nei Blood Red Shoes il fatto era prettamente isolato e ininfluente. Trovarci di fronte a un disco potente e magico (Florence And The Machine, Bat For Lashes) dominato da sprawl (shoe)gaze devastanti, vuol dire che ci troviamo davanti a un probabile momento si svolta.
Il debutto sulla lunga distanza dei Joy Formidable è ancor prima uno statement che un qualcosa di specifico: sembra voler chiudere i conti con una generazione di waver e post-punker (gli Wombats altezza 2007 di Candle, qualcosa dei Bloc Party in Chapter 2) a bordate di feedback.
The Big Roar taglia deciso l'emo su arrangiamenti chitarristici grungey (Smashing Pumpkins), hard psych (Flaming Lips in Buoi) o glam (Placebo). Ti stende l'ascoltatore sotto un mulinello post-My Bloody Valentine (A Heavy Abacus). Impressionanti la forza e la compattezza della produzione eppure questi brani, come il sogno ad occhi aperti e le pose punky à la Yeah Yeah Yeahs di Ritzy Bryan, cadono spesso in banali copia incolla.
I chorus e i trick melodici di questo trio, da oltre tre anni sotto i riflettori dei media, sono presi di peso da altre ricette, omologati a qualche standard radiofonico (ancora echi Bloc Party nel singolo Whirring). Un peccato, considerando la potenza sonica espressa. The Big Roar è un formidabile falò che brucia in fretta. Fatene ciò che meglio credete.
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