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A giudicare dalla sua breve ma fortunata carriera, Juan Antonio Bayona è senza dubbio un nome di spicco tra i registi più promettenti della sua generazione, capace di alternare registri che rimandano al gotico ed elementi drammatici tanto cari allo stile hollywoodiano; lo dimostrano il successo in patria e in tutta Europa di The Orphanage prima e quello internazionale di The Impossible. Giunto al suo terzo lungometraggio, dopo una digressione nel mondo della serialità televisiva (Penny Dreadful), Bayona opta per un prodotto che è in realtà la sintesi riuscita delle sue opere anteriori, un romanzo sospeso tra favola dark e dramma all’americana. Non è un caso se molti spettatori ritroveranno tra gli elementi visivi messi in campo la spietata sensazione che miscela macabro e divertimento di Guillermo Del Toro (i due sono grandi amici), o alcune soluzioni che rimandano persino al primo Sam Raimi; tuttavia, ciò che più stupisce è la capacità del regista spagnolo di smarcarsi da questi due grandi personalità per costruirne definitivamente una propria.

Il giovane Conor è perseguitato ogni notte da un terribile incubo in cui vede l’amata madre cadere giù per una voragine apertasi al centro di un cimitero. In realtà Conor è costretto ad affrontare la vita con molta più responsabilità rispetto ai suoi coetanei, a causa del cancro che sta divorando proprio il genitore. Stanco e frustrato dal suo dolore, il ragazzo comincerà a ricevere le visite di un gigantesco Mostro, che gli propone in maniera molto severa un patto: racconterà tre storie distribuite nell’arco delle sue visite e il ragazzo alla fine della terza storia dovrà ricambiare con una quarta.

Bayona è abile nel gestire una messa in scena curata in ogni dettaglio e narrativamente i passaggi tra un atto e l’altro (e tra live-action e l’animazione) sono ben amalgamati tra loro. Nessuno spreco di tempo volto alla presentazione dei personaggi (i quali si palesano immediatamente agli occhi di chi osserva solo con qualche piccolo gesto rivelatore), un grande utilizzo di una fotografia sempre tendente al grigio (metafora esplicita dello stato d’animo dei personaggi) e un’inclinazione più che giustificata verso l’ambiguità (non capiamo mai perfettamente se Conor abbia delle visioni della creatura oppure stia solo sognando), vero tema portante della pellicola: nelle dinamiche comportamentali dell’umanità niente è veramente soltanto giusto o sbagliato, buono o cattivo, amabile o respingente, e le tre storie vanno esattamente in questa direzione. A conferire credibilità al tutto, poi, pensa il giovane Lewis MacDougall, alla sua prima prova da protagonista, mentre non è da meno il cast di supporto: da un’austera Sigourney Weaver alla fragile Felicity Jones, per non dimenticare l’incredibile performance vocale di Liam Neeson (voce del Mostro).

Con l’aiuto di Patrick Ness alla sceneggiatura, che adatta il suo stesso romanzo young adult in maniera molto fedele (e per una volta il connubio scrittore/sceneggiatore funziona alla perfezione), Bayona costruisce un racconto di crescita che narra dell’ingresso nell’età adolescente e della fine obbligata dell’infanzia a causa di un colpo che nessun bambino meriterebbe. A costo di risultare pedante e retorico in alcuni punti, il regista di Barcellona non si vergogna di premere l’acceleratore sul pedale della commozione, con il merito di non scadere mai nel patetismo e nel sentimentalismo spicciolo (in maniera molto simile al suo precedente lungometraggio). A Monster Calls, infatti, è anche molto altro: è un’esaltazione dell’immaginazione, capace di condurci in mondi paradisiaci e allontanarci anche per un momento dalle sofferenza di una realtà opprimente, ma che se non tenuta a bada può finire per far perdere il contatto con le persone che si amano; è una lode al mondo dell’arte figurativa e visiva, che grazie alla sua potenza può sostituirsi a qualsiasi parola: notevole in questo senso la resa grafica delle tre storie raccontate dal Mostro, la cui funzione è quella di far precipitare lo spettatore all’interno della propria intimità, catapultandolo indietro nel tempo, alla propria infanzia, dando l’illusione di udire veramente una favola mentre ci troviamo sul lettino di quando eravamo bambini, con la madre di fianco a proteggerci.

Presentato in anteprima europea alla 60ª edizione del BFI London Film Festival, A Monster Calls arriverà nelle sale statunitensi il 23 dicembre 2016, in piena Season Awards.

9 ottobre 2016
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