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5.8

A quasi un lustro dal debutto, il breve e autoprodotto Sanguine, la newyorkese Julianna Barwick approda su Asthmatic Kitty per dare forma ben più compiuta al proprio immaginario etereo, alla congerie di giustapposizioni e loop vocali, a quella fatamorgana scarnificata così inquietante e fascinosa. Sospesa in un limbo indefinito electro-ambient, freak-folk, neo-gospel e new age, Julianna sembra voler azzardare una sorta di simbiosi con le (presunte) vibrazioni della Natura, prefigurando un ritorno allo stato d'innocenza che ovviamente non può non sembrare pernicioso e incongruo. E' un effetto voluto? Credo di sì.

Le nove tracce di The Magic Place definiscono una dimensione tanto incantata quanto problematica, una trance spettrale infarcita di retropensieri e sbigottimento. E' tutto un baraccone e lei sembra saperlo, sono tentativi velleitari in nuce di escogitare altrove mitologici. Funziona eccome la formula quando si limita a qualche pennellata pastello come una ninfa bucolica col cuoricino trepido (i cartigli di chitarra, la caligine di piano, le ascensioni vaporose del canto in Bob In Your Gait), ma quando sale sulla cattedra della solennità (Cloak, la title track) ahinoi facciamo subito i conti con una disarmante, supponente, arida monotonia. Non so dove voglia andare a parare, ma i margini di manovra appaiono strettini.

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