Recensioni

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Il disco che non t’aspetti. O forse si. Le avvisaglie c’erano tutte all’epoca di After Dark, My Sweet, un tre anni fagrosso modo. Ma questo doppio, monumentale, nuovo disco – 90 minuti equamente divisi tra i sermoni del primo cd e le liturgie del secondo – sposta di parecchio gli equilibri del sestetto emiliano.

Forse a contribuire – per lo meno nell’immaginario di chi ascolta e scrive – è anche il marchio col quale Our Secret Ceremony vede la luce (quello della pugliese A Silent Place) ma quello messo in scena dai Julie’s Haircut sembra il punto d’arrivo di un percorso di crescita contraddistinto ultimamente dalle collaborazioni/amicizie con gente come Damo Suzuki e Sonic Boom.

A segnare le coordinate del suono del doppio è infatti l’incrocio tra il motorik krauto riconducibile alle escursioni del primo e l’ala psichedelica dilatata e liquida delle esplorazioni del secondo. Paradigmatico di questo procedere è Origins, per chi scrive il pezzo migliore del lotto: un crescendo circolare che esplode, si placa, riparte per poi avvitarsi su se stesso avvinghiato ad un giro di basso semplicemente eterno alla fine dei 12 minuti del pezzo. Non da meno le restanti tracce del cd Sermons: l’iniziale Sleepwalk col suo beat sintetico + basso imperioso mostra confini nuovi da subito; il carrarmato (dopo)rock The Stain dilata quei confini verso l’Albione più hardelica e sospesa evocata dai Black Angels; The Devil In Kate Moss gioca di specchi con White Light/White Heat e poi siabbandona ad una cantilena allucinata; Let Oracle Speak riesuma lo spettro piùevanescente dell’asse Loop/Hair & Skin Trading Company e chiude il cerchio.

Non sono da meno le 6 tracce di Liturgy: il centro propulsore resta il motorik del basso/batteria ma i tempi si dilatano, leatmosfere si frastagliano, i suoni si fanno caleidoscopici. Entra in gioco l’anima jazzy-ludica (l’esorcismo della seconda parte di The Devil In Kate Moss), le immersioni nel deliquio psichedelico sixties polveroso e malato (Hidden Channels Of The Mind), lo spargimento di note di piano sui 12 minuti di BreakfastWith The Lobster.

Se fosse un esordio ci sarebbe da rimanere a bocca aperta, ma visto e considerato che è lo zenith di un percorso creativo che ormai vaavanti da anni su livelli di eccellenza, non considerare Our SecretCeremony un capolavoro con la C maiuscola sarebbe un delitto oltre che un’offesa ai Julie’s Haircut.

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