Recensioni

6.9

C’erano riusciti i Daft Punk recentemente e felicemente, in quell’opera di recupero di certe sonorità derivate pari pari dai Seventies. E anche gli Hot Chip avevano avuto una facile vittoria. Ora è il turno dei Jungle, un collettivo capitanato da Josh Lloyd-Watson e Tom McFarland che esce oggi per XL Recordings; tra guizzi new soul, propensione a una dance minimalista e un forte debito nei confronti di Marvin Gaye, il risultato è tanto efficace quanto furbo. Riuscire ad essere tremendamente (post)moderni quanto canonici nell’osservare alcuni canovacci di genere, filtrare e flirtare con il vintage ma ostentando la propria appartenenza agli anni Zero: è questa la prima sensazione che si ricava dall’omonimo debutto degli attesissimi Jungle, complice una produzione calibrata e cesellata, perfettamente sagomata sulle esigenze di mercato e la generale tendenza del momento.

Il singolo The Heat è micidiale con quel basso vecchio di 40 anni e le doppie voci in falsetto che chiamano Prince e Bee Gees; siamo già in medias res, tra soul, neo-funk, alt. dance, campionamenti e sintetizzatori. Voci nere. Un vero e proprio richiamo alla tradizione che si presenta alle orecchie con tutti gli abbellimenti del caso, anche se alla base c’è indubbia sostanza. Busy Earnin’ è un altro dei momenti migliori dell’intero disco, guidata dalla progressione armonica e dalle tastiere che creano gli spazi per un basso quanto mai padrone della situazione; la bluesy ballad Drops fa invece capire attraverso il suo approccio minimal che c’è spazio anche per un altro tipo di mood, virando verso un easy listening notturno e pieno di groove che richiama certi momenti di James Blake (come anche Lucky I Got What I Want presente nel finale del disco).

Samples, drum machine, forti hooks: un disco del passato totalmente immerso nel presente che si costituisce come prodotto assolutamente pop; a pensarci bene tutto ciò che c’è intorno lo è, dalle manovre virali sui social alle iniziative fuori dal palco tese a creare mistero intorno all’uscita dell’album, fino allo sfruttamento dell’iconografia di genere. Jungle è oggi l’ennesimo esperimento di rivitalizzazione dello storico R&B che ha dato i suoi frutti in passato e che continuerà a farlo anche nei decenni a venire, integrando i vari spunti ed elementi che i trend artistici e di mercato suggeriranno: ma a pensarci bene potrebbe essere soltanto la retromania che sposa il business. Difficile bocciarlo solo per questo: tutto funziona alla perfezione e forse per questo il dubbio che si possa finire vittime di una trappola esiste e resiste.

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