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Esistono dai primi anni zero, ma esordiscono in lungo solo oggi gli svedesi Junip, trio capitanato dal chitarrista e cantante di origini argentine José Gonzàlez, al cui successo come solista (due album molto venduti, soprattutto in UK) si deve questo slittamento decennale. Meglio tardi che mai, perché le undici tracce di Fields sono davvero gradevoli per non dire intriganti: folk psych in tiepida guazza elettronica, dolcezze lisergiche servite con flemma da maggiordomi pusher, il piglio sottilmente robotico ad innescare la seduzione ossessiva di raga placidi, la vena che d'un tratto s'imbizzarrisce in un galoppo irrequieto.

Gioca a loro favore e non potrebbe essere altrimenti il canto lunare di Gonzàles, che ci ricorda in qualche modo le più morbide escursioni della Beta Band, così come non sembra peregrino segnalare elementi di paragone con George Harrison ed il più assorto John Martyn.

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