• Feb
    10
    2004

Classic

Def Jam Recordings

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Siamo in guerra. Siamo in guerra contro il terrorismo, contro il razzismo. Ma sopratutto, siamo in guerra contro noi stessi.

Partiva con questa affermazione, Jesus Walks, quarto singolo estratto da The College Dropout (un anno dopo l’invasione in Iraq da parte dell’amministrazione Bush), segnando così l’inizio di uno dei percorsi pop più trasformisti e controversi del nuovo millennio. Nonostante la carriera di West come producer fosse già ampiamente lanciata grazie a lavori per conto di Talib Kweli, Lil’ Kim, ma sopratutto Jay-Z, con The Blueprint, il ragazzo stentava a farsi accettare anche come MC. D’altronde, come puntare su un rapper che, contro tutti i trend da bad boy dominanti del periodo, quali 50 Cent ed Eminem, parlava di religione e si vestiva da orsacchiotto? Ma forte era la voglia di essere preso sul serio.

Penso che risplenderà un momento nel tempo in cui sarò l’artista rap numero uno“, diceva West in un’intervista a The Source nell’Aprile 2004, e bisogna dare atto al ragazzo che la testardaggine e la determinazione lo hanno ampiamente ripagato. Da outsider dell’hip-hop a forza trainante e trendsetter di un’intera generazione, la sua attitudine artistica è sempre stata quella di rompere le barriere che gli venivano erette attorno: da produttore a rapper consacrato, raggiungendo poi con Graduation (2007) lo status di popstar tout-court collaborando con Coldplay e riadattando i Daft Punk, fino alla sua più recente ambizione di divenire il nuovo Steve Jobs del design e sfondare nel mondo dell’alta moda. 

Kanye West si sentiva un rapper anche quando non riusciva a salire sui palchi più importanti accanto a Jay-Z, che a sua volta aspettava il momento giusto per lanciare il suo protegee senza bruciarlo. Un notevole passo avanti arrivò con il successo del singolo apripista Through The Wire, che sfoggiava sample dal calore soul inconfondibile, ma sopratutto conteneva tutti i tratti autobiografici di un personaggio peculiare. Il secondo singolo, la rilassatissima e appassionata Slow Jamz, con i feat di Twista e Jamie Foxx, non fece che confermare la bravura di West nel modellare i sample che hanno definito il classico sound Roc-A-Fella. Una cartolina dalla Chicago dei ritmi e delle rivoluzioni sociali che la hanno scossa durante tutto il ventesimo secolo, della quale Kanye si proclama figlio virtuoso e affamato. Ma il disco non è assolutamente una rivoluzione di genere: Never Let Me Down Again, dall’impasto R’n’B da classifica, era la norma del periodo, mentre Breathe In Breathe Out strizzava forte l’occhiolino a southern sound portato già al successo da Ludacris e OutKast.

La vera forza di The College Dropout si trova nei singoli atipici come All Falls Down, con la cantante R’n’B Syleena Johnson, e arriva da quella capacità di unire la critica sociale (la confessione/attacco al consumismo) all’espressività personale di molti degli episodi del disco per creare una proposta inter-genere. Two Words ne è forse la dimostrazione più lampante, ricca com’è di strumentazione live, coro, arrangiamento d’archi e le collaborazioni di due artisti totalmente differenti come Mos Def e Freeway. Un prodotto autobiografico che testimonia l’ascesa al successo e che già la celebrava nella finale Last Call, lungo pezzo jazzy diluito in 12 minuti nel quale West ripercorre tutte le vicissitudini – tra inizi, incidenti e relazioni professionali – che l’hanno portato a pubblicare il suo primo album. Una sorta di titoli di coda che celebrano con un brindisi il suo successo e quello di chi lo ha supportato. Un bello sfoggio di self-confidence, per un disco di debutto.

7 Aprile 2014
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