Recensioni

7

Preciso. Così suona Grapefruit Regret, primo LP dei Karenn, dai primi secondi distorti di Lemon Dribble agli ultimi beat di Taste Yourself. Preciso appunto nel suono, una spremuta techno di hardware e modulari portatili, ma anche negli intenti: non c’è nessuno storytelling, nessun messaggio nascosto, nessuna chiave di lettura, lo scopo di Grapefruit Regret è solo quello di buttarci in mezzo al dancefloor e farci restare lì per tutta la sua durata.

Terza uscita del 2019 per i Karenn, all’anagrafe Jamie Roberts (Blawan) e Arthur Cayzer (Pariah), il disco segue due EP pubblicati per promuovere la neonata Voam, etichetta indipendente gestita dai due musicisti. Questi nuovi lavori segnano il ritorno del duo come Karenn, attivo infatti dal 2011 ma con appena quattro EP sul curriculum (l’ultimo uscito ben cinque anni fa). Non che Roberts e Cayzer non si siano dati da fare nel frattempo, e le loro apparizioni live hanno cementato in fretta il nome Karenn all’interno della scena dance-techno europea. Il duo infatti sembra fatto apposta per essere ascoltato dal vivo, le loro tracce (soprattutto i primi lavori) a tratti simili a un canovaccio su cui elaborare poi durante un set. In questo senso Grapefruit Regret è un passo avanti per il duo: il disco suona infatti meno grezzo e funziona piuttosto bene anche in cuffia, nonostante sia evidente la natura da club del progetto.

Ovviamente ci troviamo davanti a un lavoro dove beat e campioni acidi sono i protagonisti indiscussi, anche se nelle sue otto tracce Grapefruit Regret si concede anche momenti relativamente distesi (Raz, Cloy) che fanno da buon contrasto agli assalti frenetici di tracce come Strawbs e Crush The Mushrooms, dove i Karenn ci propongono la loro idea di fidget house e suonano quasi come dei Daft Punk privi dell’anima più pop. Le influenze del duo parigino si sentono anche in Kumquat, mentre gli echi delle già citate Lemon Dribble e Taste Yourself suonano come un punto medio tra gli acuti acidi di Palms Trax e la techno industriale di Forest Swords.

I Karenn compongono quindi un disco preciso, diretto e senza fronzoli. Un ascolto solido che richiama l’atmosfera di un club anche in cuffia, tuttavia senza portare nulla di memorabile o particolarmente ingegnoso sul piatto della bilancia. Il ritorno del duo è un disco fatto su misura per essere ballato, niente di più e niente di meno.

Amazon
SentireAscoltare

Ti potrebbe interessare

Le più lette