Recensioni

7

Good inteso non come “bravo” (a suonare, ad esempio) ma come “bene”. Penso di stare bene è la traduzione più calzante del nuovo album di Kassa Overall, batterista di Brooklyn che affoga il suo jazz nelle minestre più disparate. Perché in questo I Think I’m Good il jazz è comun denominatore, non tanto per il suono quanto per l’approccio, ma vi si trova di tutto e di più. Ma torniamo al titolo: salute mentale (non sempre stabilissima nel passato dell’autore) e conseguente bisogno di introspezione sono le colonne tematiche portanti. In questo senso abbondano field recording, monologhi a cuore aperto – come quello del fratello – eccetera. 

Dal punto di vista stilistico invece, il caos. Però è un caos che ha il suo fragile ma preciso equilibrio, mai furbetto anche se non sempre a fuoco. Spesso i brani sembrano preludio a un dunque che non arriva mai esplicitamente, ma si può cogliere solo ad ascolto concluso, riguardando l’insieme da più lontano. Ad esempio: le indecisioni dell’iniziale Visible Walls sembrano un’efficace intro; ma al brano successivo, sei ancora ad aspettare che il disco parta. E il fatto è che no, non parte. O per lo meno non c’è un vero e proprio momento netto in cui si inizia a fare sul serio, ma a un certo punto ti ritrovi dentro al soul à la Sohn dell’ottima Show Me a Prison e capisci che ah ok, allora è iniziato. In pratica sei finito dritto nel mezzo di un black continuum fatto di jazz, soul, hip hop e r&b senza nessunissima soluzione di continuità, e va anche ben così. C’è pure spazio per della fusion in ritardo di almeno trent’anni se non di più (The Best of Life).

L’importante è che Kassa mai si concede un brano del tutto dritto, mai un’apertura totale. Per dire, Darkness in Mind, che campiona il preludio #4 di Chopin, potrebbe essere un pezzo dei Radiohead, ma non lo è mai davvero, perché resta indietro, ritratto e mesto nel suo anfratto. Oppure ancora, Got Me a Plan ha una melodia nel ritornello che sarebbe perfino potuta finire in radio, ma a un certo punto Kassa si fa prendere da una sindrome à la John Frusciante e butta in mezzo al pezzo (completamente a caso) delle percussioni spasticissime che ti fanno dire «boh». Però il pezzo funziona alla grande, probabilmente anche e soprattutto grazie a queste trovate. Quindi bravo.  

Voti
Amazon

Ti potrebbe interessare

Le più lette