Recensioni

In questi gaga times, il tempo delle mele del pop confindenziale di qualche anno fa sembra un lontano ricordo. Lily Allen avrà anche tenuto alta l’attenzione dei media grazie ad alcune mirate apparizioni a TRL, un album smaltato di tastiere AIR like e racconti di serate davanti alla tv (e sfortunati ragazzi minusdotati), eppure al voltar del decennio, l’attenzione nella cameretta dei ragazzi videoludici l’ottieni a colpi di r’n’b targato X Factor o con il folk confidenziale di Kate Nash, rossa numero 1 delle charts del Regno nel 2008 con Made Of Bricks, che è forse l’unica in grado di scombinare le carte nel mainstream britannico.
Da mesi la ragazza sbandierava di rispondere alle Allen del mondo a suon di L7 e Sonic Youth dando un colpo di spugna alla cracked Foundation e cambiando l’aria alla cameretta coi poster della Cat Power dalla quale era partita. I Just Love You More, uscita via website qualche tempo fa, tra pose Kim Gordon e chitarre off, pareva persino andare oltre e mettere in pericolo gli incassi della Polydor, dopodiché un singolo, Do Wah Doo, ribaltava ancora una volta la frittata presentandola nelle vesti disinvolte della solista da girl group dei Sessanta. Tutto un bluff dunque?
Prodotto da Bernard Butler, My Best Friend Is You somma inaspettatamente i lati del foglio mescolando una manciata di canzoncine sixties pop a un’altra di contaminazioni indie: Don’t You Want To Share The Guilt, è una song à la Allen pronta a tradiere sdolcinatezza e confindenze girly per un finale rrriot; la splendida Higher Plane rimescola coralità canadese, C90 generation al passo di Violent Femmes e la buona I’ve Got A Secret, spegne gli amplificatori per un lo fi da dopo grunge. Discreta infine, la piano song à la Regina Spektor Pickpocket e dunque le carte buone nel mazzo ci sono come pure certe orchestrazioni azzeccate da parte dell’ex Suede in odor di Lightspeed Champion a inizio scaletta (Paris, Kiss That Grrrl).
Romantica, isterica e ironica con quel poshy pop che non rinuncia alla franchezza autobiografica dell’esordio, la londoner è cresciuta. Ha trovato una propria strada unendo capacità tecniche, incanto e frenesia.
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