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7.3

C’è qualcosa di vagamente hauntological in Room For The Moon, il nuovo album dell’artista di Mosca Kate Shilonosova, il suo terzo a nome Kate NV. Non tanto nella qualità del sound, lontano da crepitii e interferenze mnemotecniche nella produzione, quanto nell’intera operazione di risignificazione del synth-pop. Shilonosova tratta il synth-pop, più che come un genere musicale, come una “forma artistica” a tutto tondo: nonostante la qualità intrinsecamente rétro delle sue sonorità, per Kate NV il synth-pop rimane legato a un’originale, diffusa sete di futuribilità. Non è un caso che Room For The Moon sia in gran parte ispirato, in piena tradizione hauntology, a programmi per bambini, performance televisive e film anni Ottanta e fine Settanta visti con la madre durante la sua infanzia, un’immersione in un universo fatto di repliche, anacronismi e «unlived memories», come le ha chiamate, ancora ricchi di potenziale immaginativo.

La gestazione di Room for The Moon è cominciata ancor prima della pubblicazione del suo penultimo album для FOR (2018), una collezione di meditazioni minimaliste, realizzate con il sintetizzatore Buchla, che ben si sposava con l’estetica dell’etichetta RVNG Intl., da sempre ispirata al canone della storica Lovely Music e ai punti di sutura tra musica elettroacustica e sci-fi. In parallelo agli accedemicismi di для FOR, dunque, Shilonosova è andata riscoprendo le performance vocali e la spensieratezza del suo debutto Binasu (2016), un disco che già allora trovava ispirazione negli anni 70-80 e nei sintetizzatori, quelli del city pop giapponese. Il ritorno al pop e all’uso della voce hanno senza dubbio giovato al progetto Kate NV: i dieci, effervescenti brani synth-pop di Room for The Moon forniscono un’accattivante colonna sonora a un dinamico scenario urbano, improntato tanto al surrealismo quanto all’internazionalismo (Kate canta in russo, inglese e francese, mentre l’artista Nami Soto contribuisce con uno spoken in giapponese nel brano Lu Na).

Tra vivaci melodie in staccato, vorticose linee di basso in stile new wave (i singoli Sayonara e Plans), interpretazioni vocali spesso ridotte a poche parole e ripetute alla stregua di una filastrocca, concitate ritmiche e accattivanti assoli al sassofono (Not Not Not, Du Na), Kate NV sembra muoversi tra cielo e terra come la protagonista di una fiaba postmoderna, perdendosi in un eccentrico, colorato milieu cittadino (Ça Commence Par), per poi ritirarsi alla bisogna in una caleidoscopica sfera domestica. Quest’ultima, con un tocco d’immaginazione, finisce spesso per trasportarla sull’eponima luna, come nella splendida, trasognata Tea – Full Cup Version, un brano costellato da arpeggi al sintetizzatore e attraversato da un’interpolazione del Piano Concerto No. 1 di Tchaikovsky.

Shilonosova mescola con acume i suoi riferimenti, unendo all’immaginario ipertecnologico del city pop giapponese (Telefon) un’irriverente lucentezza che a tratti ricorda gli Scritti Politti di Cupid & Psyche 85 e un pizzico di realismo magico à la Kate Bush di Never For Ever. Nei video di accompagnamento al disco (Sayonara e Plans in particolare), Shilonosova, di Kate Bush passando per i programmi TV e i film per bambini dell’era sovietica – recupera anche la fascinazione per mimo e teatro. Un po’ alla maniera dei bozzetti surrealisti della performer di Los Angeles Geneva Jacuzzi (un’artista felice di dichiarare: «I’m a T.V»), nelle memorie di una cultura (synth)-pop assorbita attraverso gli schermi televisivi di ieri, Kate NV rievoca visioni di un futuro rimasto in sospeso.

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