Recensioni

Meno soul e più dancefloor: questa la nuova via di Kelis. Una vaga somiglianza con Donna Summer, il fidget ereditato dai Crookers (22nd Century) e l’attacco a Lady Gaga con le bombe pop. Nove pezzi che bruciano velocemente il sogno disco della prossima estate oscurando la spocchia dei Goldfrapp (4th of July).
Kelis è l’essenza dancefloor ubercommerciale di un post-soul firmato major in combutta con zarri del calibro di Benny Benassi, Boys Noize e Diplo; blackness sciccosa per teen innamorate e col sudore del baraccone tamarro, i catenoni e le canottiere.
Mossa Ottanta d’obbligo, cassa dritta e distorsioni analogiche oramai pienamente sdoganate per un paio di bombe da classifica (Home e Acapella prodotta con David Guetta stanno da tempo girando per le radio di mezzo mondo) e qualche intervallo interlocutorio.
Non ancora la Madonna nera della disco, Kelis è sul crinale discendente della Ciccone di Hard Candy.
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