• ago
    04
    2017

Album

Hundebiss Records

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Un’uscita particolarissima nel catalogo della label italiana Hundebiss Records, un’etichetta che ci ha abituati a tutt’altri suoni (dai reading tra noise elettronico e fantascienza di Francesco Cavaliere all’hip-hop depresso ed efebico, sperimentale e disturbante di Lil Ugly Mane) e che sceglie di entrare a piedi pari nei territori dance più contaminati e attuali: 1804 KIDS è il debutto, edito solo in versione digitale, del producer Kelman Duran, dominicano di nascita ma losangelino di residenza, attivo anche nel campo dell’arte performativa e figurativa con il collettivo Cargo.

L’ingresso di Duran nel roster Hundebiss sottolinea sì il notevole credito che l’etichetta gode all’estero, ma non solo: nonostante l’apparente leggerezza sudamericana, dietro ai ritmi latini di 1804 KIDS vi è una quantità sorprendente di riflessioni sulla contemporaneità, come dimostra anche il brano posto in apertura, la cumbia orwelliana di 1984, PRIMERO, ULTIMO. Così, nonostante qualche inevitabile scivolata nel trash, questo esordio declina juke (Solos) e reggaeton (6 De La Mañana) inserendosi sia in quella schiera di album che hanno rivitalizzato la scena dance più intellettuale (Siete Raices dei Dengue Dengue Dengue, Sirens di Nicolas Jaar, l’antesignano Mala in Cuba), sia nei più politicizzati ed aspri territori di Chino Amobi ed Elysia Crampton.

Se queste ultime influenze agiscono soprattutto sulle atmosfere del disco, la vena più ballabile comunque non ne risente: 1804 KIDS suona così come la perfetta colonna sonora per un remake di Blade Runner girato tra gli slums di Caracas e le macerie di Port au Prince dopo il terremoto del 2010. Raggaeton cyber-punk.

25 agosto 2017
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