• ott
    01
    2012

Album

Interscope Records

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Il percorso di maturazione del Kendrick diciassettenne, che guida il van della madre per le strade di Compton con i suoi homies, è l’immagine chiave predominante di questo major label debut, nonché l’effettiva attestazione dell’approdo del venticinquenne Lamar nei gradini alti dell’hip hop. Preceduto da cinque mixtape (i primi tre a nome K.Dot), il debutto indipendente su Top Dawg era avvenuto lo scorso anno con Section.80; disco che, nella vena critica di Tupac Shakur, guardava al presente in divenire di Kendrick e alla realtà del suo gruppo Black Hippy, un lavoro sorprendentemente già maturo in cui l’MC californiano palesava tutte le sue ambizioni.

Good kid, m.A.A.d. city le rinnova e le appaga facendo un tuffo nel passato del rapper, in quella Compton vissuta durante i suoi tribolati anni da adolescente, narrati con il piglio di un hood movie e che, non a caso, viene sottotitolato ‘a short film by Kendrick Lamar’. La dinamica lirica è basata sul conflitto, soprattutto interno. Gli homies sono giovani criminali, ma sono anche suoi amici, e il percorso ad ostacoli del ragazzo lo lancia in una spirale sempre più oscura e profonda. L’abilità di Lamar nel portare avanti la narrazione si manifesta in un wordplay brillante ereditato da Nas (molti i riferimenti a Illmatic sparsi quà e là) e consegnato con un flow iper-tecnico che ricorda da vicino André 3000.

Nessun brano sovrasta gli altri, enfatizzando la compattezza di un concept che fa uso ponderato di registri di produzione diversi che variano dal west coast (The Art Of Peer Pressure) dal retaggio gangsta (m.A.A.d. city), ai beat dancefloor-oriented e dal timbro southern (Backstreet Freestyle) pur rimanendo sempre legati all’immaginario hoodie di Poetic Justice, feat con Drake ma anche pellicola cinematografica del 1993 con Janet Jackson e, appunto, Tupac. La giustizia poetica letteraria, nel cui modello, il virtuoso nel finale viene ricompensato e il vizioso punito ad opera del fato, spesso scatenato dai suoi comportamenti scorretti. Kendrick rappresenta tutte e due le facce della medaglia, appartiene ad entrambe, ma, dopo essere sceso nell’abisso (Swimming Pools), risale la china e concretizza il suo processo di maturazione.

Il risveglio di Sing About Me, I’m Dying Of Thirst è idillico e romantico: la scintilla decisiva che lo eleva a miglior disco hip hop dell’anno. Gli altri features, con il compagno Jay Rock e MC Ehit non rubano mai la scena, nella quale Lamar è il deciso protagonista. Gli equilibri si mantengono anche quando ad assistere è Dr.Dre, che nella conclusiva Compton passa simbolicamente il testimone a Kendrick, il quale si lascia andare ad un victory-lap celebrativo. E Meritato.

31 Ottobre 2012
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