Recensioni

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Parte tutto da quella Anyone Else But You dei suoi Moldy Peaches, portata al successo dal film Juno, la carriera solista di Kimya. Certo è che se nei primi dischi la Nostra era più focalizzata su un folk pop molto intimo e costantemente pervaso da quel minimo di ricerca di cui si apprezza il risultato, dal penultimo Remember That I Love You e anche in questo Alphabutt il baricentro è tutto spostato su un folk asciutto, minimalista e semplice, fatto di acustica e voce e qualche coro qua e là. Poco altro, invero: un tamburello di tanto in tanto, una batteria accennata e canzoni sempre più corte. In effetti è un disco di canzoni e filastrocche per bambini. Forse anche una dedica alla sua bambina di due anni che tra l’altro si porta dietro in tour. E allora eccolo questo disco che come un audiolibro narra di piccoli animali con la loro innocenza, di scoregge di gorilla e di tutto un immaginario bambinesco che nel dolce sguazza e che pericolosamente vacilla nel melenso in più di un’occasione. Ha poco senso estrapolare un brano fra i 15 proposti poiché sembra di assistere ad una lunga suite di poco più di mezzora, in cui Kimya sciorina note immediate, le quali paiono solo un tramite per la narrazione delle sue storie, delle sue dediche così sentite e per certi versi guardandole con occhi da adulto, non scevre dall’esser divertenti. Un disco che sicuramente fa bene ma di cui non si vede francamente l’utilità se non in chiave prettamente maieutica. Tirando le somme si darebbe un 7 alla proclamazione di tutta questa carina leggiadria, ma un 5 per il versante strettamente critico-musicale. Nella speranza che la Nostra si riprenda dalla sbornia di amore materno tornando a scrivere canzoni degne della sua penna, la media quindi è

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