Recensioni

5.8

Trentuno anni passati con i Melvins contornati da più di trenta dischi in studio non hanno fatto passare la voglia di divertirsi al buon vecchio King Buzzo. Con un titolo che cita e quasi sbeffeggia il noto messaggio appuntato sulla chitarra del folkman Woody Guthrie, This Machine Kills Artists raccoglie diciassette tracce acustiche – sì, avete capito bene – registrate senza l’utilizzo di chitarre elettriche, amplificatori e direct imput. Niente elettricità è sinonimo di meno potenza? Nient’affatto, anzi. Dotato di una manina non proprio leggerissima, Buzzo va giù pesante suonando la sua fida Buck Owens American acoustic come se stesse brandendo un’ascia bipenne. Affermando di non avere “nessuna intenzione di suonare come una versione merdosa di James Taylor“, Buzzo non si discosta in realtà tantissimo dal songwriting apprezzato nella sua produzione con i Melvins, condividenso stesso peso specifico e iconoclastia. Con un alternarsi di momenti ispirati (Rough Democracy, Laid Back Walking e How I Become Offensive) e episodi non proprio riuscitissimi (Vaulting Over a Microphone), This Machine Kills Artists risulta tuttavia troppo discontinuo e a volte caricaturale, con un Osbourne sì divertito, ma forse fuori luogo.

La sensazione di fondo è che l’esordio solista di Buzzo sia in realtà una collezione di canzoni scartate nel progetto madre. Il disco acquista ascolto dopo ascolto le fattezze quasi di un capriccio, giusto per mostrare ai più che la fiamma della prolificità è ancora lontana dallo spegnersi. Risultato non proprio raggiunto. Per appassionati.

Amazon
SentireAscoltare

Ti potrebbe interessare

Le più lette