• mar
    01
    2011

Album

Domino

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E’ un’accoppiata delle più improbabili quella che sigla questo Diamond Mine. Uno è King Creosote, folkster scozzese, profilo coerentemente indie e una serie di album mai decisivi ma di buon valore. L’altro è Jon Hopkins, la cui ambient, a dispetto di molte illustri collaborazioni (da ‘papà’ Brian Eno fino a Massive Attack e Coldplay) non si è finora distinta particolarmente nell’opera a suo nome. La somma delle parti comunque non compromette nè l’una nè l’altra, anzi, si direbbe che le migliori entrambe. Hopkins si sbarazza delle superflue sbavature dubstep che rendevano prescindibile il suo ultimo disco per tornare alla materia che padroneggia meglio; mentre King Creosote prende un po’ le distanze dai suoi modelli più classici (Paul McCartney in primis) per aggiornare il proprio registro e sfogare quella voglia di ‘modernità’ che già trapelava qua e là nei suoi album.

Nonostante l’intro strumentale sono le canzoni a fare la parte del leone, ma l’apparato elettronico, per quanto contenuto, si rivela comunque cruciale nell’economia dei brani, particolarmente decisivo nell’avvicinare delicatamente ciò che sarebbe un buon disco folk a nomi più imponenti. Sia Bats In The Attic che Your Own Spell, ad esempio, percorrono le vie bucolico-siderali dei Sigur Ròs; se Your Young Voice riecheggia distintamente Tim Buckley, Running On Fumes aggiorna la lezione di quest’ultimo a quella dei Radiohead più epici e dilatati; mentre l’altra faccia della band di Thom Yorke, quella elettronica, è la base della commovente Bubble che, complice l’inserimento del banjo, fa l’occhiolino anche ai Notwist di Neon Golden.

La mancanza di una forte personalità era un difetto che già condizionava le rispettive opere in solitaria del duo, e qui non si può che rimarcarlo con maggiore severità, considerato l’alto numero di paragoni possibili e, viceversa, la quantità di opzioni che due mondi musicali così distanti metterebbero a disposizione. Ma a quanto sembra la prospettiva di osare non interessava i nostri, che più verosimilmente hanno solo pensato a dare la forma migliore a una serie di brani in cui credevano: con ragione, perchè l’ispirazione che governa questi ultimi è tale da rendere l’esperimento riuscito.

14 Aprile 2011
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