Recensioni

Arriva dal Wisconsin il duo Kinit Her, militante nella scena neofolk americana al pari dei conterranei Wreathes e con alle spalle una discografia già corposa pur essendo nato nel 2007. L’antefatto più importante per la band è sicuramente il precedente Storm of Radiance, disco doppio ispirato dal lavoro del filosofo tedesco Ludwig Klages. Questo ci aiuta a capire in che territorio ci muoviamo, perché la musica dei Kinit Her ha molto più da spartire con la scuola folk europea che con quella americana dei vari Cult of Youth o King Dude. E’ il lirismo il filo conduttore che accompagna la storia di Troy Schafer e Nathaniel Ritter, una ricerca che si è dimostrata croce e delizia della loro carriera, in un alternarsi di episodi di grande coinvolgimento emotivo ed eccessi teatrali a volte superflui.
Con il nuovo The Cavern Stanzas il problema viene spazzato via in sole due tracce di quindici minuti, Murex Indigo e Pacing the Hollow, sempre più direzionate in territori avant folk. È un viaggio, chiaramente, e che viaggio: un fondo ancestrale e intimista virato al nero, in cui si dispiegano con assoluta naturalezza strumentazioni acustiche, loop, tribalismi soffusi e voci dall’oltretomba. Ma quello che più conta è che The Cavern Stanzas gode di una costruzione lucida: parte da fascinazioni ambient in cui emergono temi folk ritualistici, reiterati all’infinito, ma sempre pronti a sciogliersi e rituffarsi di nuovo nel magma.
Il mix riesce nel duplice compito di tenere l’ascoltatore a debita distanza ed emozionare quando se ne presenta l’occasione, sempre con tinte pagane e ancestrali. Un’ottima prova dunque, in cui compare anche un po’ d’Italia grazie all’artwork di Gianluca Martinucci.
Amazon
