Recensioni

Con un solo album all’attivo a inizio epopea Hyperdub, lo spokenragga siderale e minimalista di Memories of the Future (2006, con il vocalist Spaceape), Kode9 conferma la tendenza di tanti label mastermind (su tutti El-P e Peanut Butter Wolf) a starsene acquattati dietro le quinte, dirigere la baracca (e l’estetica della baracca), fare scouting e produrre a nome proprio poco ma bene. Il 2009 è stato l’anno delle celebrazioni HD/dubstep, con una compilation ascolto obbligato per tutti e chiave di lettura privilegiata di questi primi anni Duemila, ma anche l’anno di uscite chirurgiche come il diamante nero Black Sun e la maionese di gomma Wind It Up, l’anno del lancio di Cooly G, Ikonika e King Midas Sound e della joint venture (tra live ed EP) con la Brainfeeder di Flying Lotus. Il Duemiladieci si è aperto in maniera programmatica, con Sonic Warfare, denso saggio – con solide basi nell’intellighenzia marxista post-sessantottina – firmato proprio da mr. Steve Goodman e pubblicato nientemeno che da MIT Press che indaga “guerriglia sonica” (la manipolazione di ambienti e persone attraverso un uso politico delle frequenze) e afrofuturismo (in senso post-techno). Goodman/Kode9 produce poco ma si muove molto insomma.
Questo ottimo Dj Kicks (che fa il paio con quello di James Holden) sorprende e non poco, con una selezione che illumina un lato dell’uomo – e del dubstep – finora abbastanza in ombra. I trentacinque frammenti (una manciata di inediti in esclusiva, dallo stesso Kode9, a Zomby, Digital Mystikz e Cooly G) puntano dritti alla primissima techno e scoprono luccicanti infatuazioni latine e caraibiche. La copertina luci al neon su sfondo scuro è il migliore dei biglietti da visita: pezzi mossi e colorati lasciano spazio verso due terzi della scaletta a stilizzazioni dubstep più grimey, spacey, noisy e bluesy.
La palette è sorprendentemente varia e vale la pena di osservare le tracce un po’ più da vicino, per cogliere tutte le sfumature: l’oldskool freakhouse lounge di Lone; la tribalhouse e il mood spacey (vicino a certo FlyLo) di Aardvarck; le acciaccature naif, il sambadub e il grime di Kode9; una Cooly G lontana dalle sue solite cose deep e trip-step, persa tra break scomposti ed effettaci; il calypso (con tanto di steeldrum) di Ill Blu; una Ikonika riconoscibilissima con i suoi campioni Super Mario e le sue tastiere emotive; il cartoonprog di Scratcha; la gomma pingpong di Mr. Mageeka; ancora samba con Grievous Angel; la deep di DVA e Maddslinky; il Dilla soul girato spacey di Morgan Zarate; il funkysoul di Rozzi Daime (alla Sa-Ra) e di JDavey; i cerchi nell’acqua e gli sfarfallii di prismo-tastiere di Zomby; il noise chitarroso e l’agguato ninja di Terror Danjah; la space cupa e sinistra dei Digital Mysticz (davvero dei maestri); la step/HHoldskool di Addison Groover; l’assalto breakstep di Ramadanman; la melma di The Bug.
Due pezzi soltanto, entrambi sul versante raggagrime della faccenda (Sticky e Mujava), abbassano una media altrimenti superlativa.
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