Recensioni

Arrivato alla prima prova sulla lunga distanza, Kowton asciuga la sua UK techno distanziandola di qualche gradiente rispetto al portato heavyweight della produzione bristoliana che rispettiamo tanto nei ranghi della sua Livity Sound e sublabel Dnuos Ytivil, quanto in quelli della Cold di Pinch. La mossa è trasparente: il producer cita l’essenzialità di Robert Hood (in particolare Minimal Nation) e il gioco di rimandi al passato 0% nostalgia di Shed (Shedding The Past), come a voler sottolineare sia un portato di elettronico minimalismo pre-M_nus, sia un discorso rave britannico asciugato nei ranghi della berlinese Ostgut Ton. Joe Cowton ha affermato di vedere Utility come un disco techno per il dancefloor che si fa apprezzare anche da chi lo ascolta in cuffia e così è, con buona pace di chi avrebbe preferito un sound più legato alla cultura soundsystem come quello che abbiamo ascoltato nelle collaborazioni con Peverelist o di chi lo voleva alle prese con l’ambient e la trance come era accaduto tra le pieghe del bel singolo On Repeat dello scorso anno.
La tracklist è varia e rigorosa, non asettica. Inserti (industrial) dub, crackling concreti, cheap electronica di scuola grime, sparute voci rigorosamente ribassate e altri minimali effetti – come la scelta di operare chirurgicamente per frizioni piuttosto che per giustapposizioni (Balance) – conferiscono ai brani un misto di eccitamento e tensione. Concedendosi sporadici tocchi di humour sampledelici (Sleep Chamber) o di ironia anche semplicemente nella scelta dei titoli (Some Cats, che coi gatti non c’entra proprio nulla), Kowton costruisce stealth iper-sicuri di ritmo e groove, tirando nel contempo i nostri nervi come se fossero fili scoperti, accerchiandoci con pulsazioni di basso, dipingendo attraverso synth analogici una vista panoramica sì, ma sempre ben in allerta. Non mancano le sopracitate fascinazioni berlinesi (vedi le progressioni di Loops1), ma Utility è proprio come ogni true techno music dovrebbe essere dalla prospettiva di un uomo che, rispetto ai due compagni di label, ovvero Asusu (che parte da incroci techno dub e dubstep) e Peverelist (orientato ultimamente sulla jungle), ha deciso di inseguire una sua visione sulle orme del maestro Hood.
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