Recensioni

6.7

A due anni dall'ultimo Childish Prodigy si riaffaccia sulle scene Kurt Vile. Smoke Ring For My Halo non cambia rotta rispetto ai precedenti lavori dell'ex War On Drugs, ma ne fa nuovamente risaltare le doti creative.

Anche questa volta ci ritroviamo così a tirare in ballo nomi di paragone piuttosto distanti da quel folk che pure rimane struttura portante per le sperimentazioni del nostro: la melodia limpida di Baby's Arms, ad esempio, appoggiata su un seducente amalgama di chitarra acustica, elettronica e psichedelia, giustifica la partecipazione al prossimo ATP gestito dagli Animal Collective; mentre On Tour, andatura sommessa ma decisa, è un numero degno dei vari Go-Betweens e Mojave 3. Ma ancora di più è opportuno spendere parole su Society Is My Friend, brano di punta del lavoro intero: da un lato l'innegabile riconciliazione con l'americana più epica, dall'altro un connubio di chitarre e synth che crea veri e propri paradossi temporali, come ad esempio dei New Order altezza Get Ready coverizzati con enfasi da stadio dal Bruce Springsteen degli anni 80.

Il resto della tracklist non è altrettanto imprescindibile ma rimane mediamente gradevole, oltre che più orecchiabile di quanto potrebbe pensare il neofita. Per quanto particolare, lo stile di Kurt non rinnega infatti la melodia ma anzi fa da insolita cornice per quest'ultima. Il vero contrasto, casomai, è quello tra la cura per gli arrangiamenti e un songwriting che, per quanto ancora discreto, sembra aver perso qualche colpo nel corso degli anni: un difetto che non compromette più di tanto il disco, ma impedisce di classificare il nostro come autore di prima grandezza.

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