Recensioni

6.5

Salire sullo stesso palco con alcuni dei propri miti è un’esperienza da far tremare i polsi. Anche quelli di un musicista oramai navigato come Kurt Vile. Negli ultimi anni ha frequentato Nashville, una delle capitali musicali d’America, l’epicentro del country, dell’Americana, una delle radici della stessa tradizione USA. Città che è un tutt’uno con la propria comunità di musicisti, ammirati e omaggiati da tutti come quelle ossa di tanto cantautorato che sono. Allora vengono in mente ovviamente almeno Bob Dylan e Townes Van Zandt, giusto per ricordare la caratura di coloro che sono passati negli studios del Tennessee per fare scorta di consiglia, aneddoti, odori e aure poetiche.

A Nashville Kurt Vile si è trovato diverse volte negli ultimi anni per registrare le sue canzoni, ma in realtà segretamente (neanche tanto) in pellegrinaggio nei luoghi storici, all’incontro con i santi di questa religione neanche troppo laica. Così si ritrova sul palco con John Prine, cantautore poco noto da noi, ma una sorta di Johnny Cash senza Rick Rubin, per un paio di serate con la oliatissima band fatta di amici e anime affini. Il passo successivo è registrare insieme un brano di Prine stesso, una How Lucky che viene da un disco del 1979 (Pink Cadillac) e che ha il titolo che rende l’idea di come si senta Vile. Il brano è il centro di questo EP che raccoglie le registrazioni fatte al Butcher Shoppe – mitologico studio nashvilliano – dal 2016, e che escono ora che Prine non c’è più, acuendo il senso di omaggio di questo dischetto.

Completano il programma un’altra cover di Prine, una Speed of Sound of Loneliness che Vile ha reso personale, nel rispetto dell’originale (e infatti Prine pare abbia apprezzato), una cover presa dal canzoniere di un’altra leggenda, “Cowboy”, Jack Clement (Gone Girl), e due originali di Vile, una lunga e riuscita Dandelions e un episodio (Pearls) dove si sente qualche elemento più rock vicino alle abitudini di Vile, ma che è un brano che non esce di un millimetro dal perimetro di Nashville. Spesso gli omaggi, soprattutto se le leggende suonano con te, sono mal riusciti. Qui le emozioni sono state incanalate nella direzione giusta per goderne. Almeno il giusto: non siamo di fronte a nulla di imprescindibile, ma a una operazione fatta col cuore.

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