• Nov
    11
    2014

Album

Bulbartworks

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Registrato in una masseria di Sant’Agata dei Goti (terra di confine tra le province di Benevento, Caserta e Avellino), Catacatassc’ segna il debutto ufficiale dei partenopei La Bestia Carenne. Il titolo dell’album è un omaggio alle lucciole notturne, quelle intermittenze che, spiega la band nelle note stampa, “hanno accompagnato con inconsapevole e naturale continuità la registrazione di questo lavoro”. I riferimenti musicali sono quelli risaputi e ricalcati più volte, fino alla noia o al cedimento delle cartilagini, da qualsiasi band italica che si avvicina al genere folk: da Bandabardò a Folkabbestia e Modena City Ramblers. Fin qui nulla di nuovo: Catacassc’ è un lavoro che rientra perfettamente nel solco della miriade di band che in tempi recenti hanno provato a giocare e far baldoria con strumenti acustici (vedi i calabresi Nuju).

Con molto gusto e un pizzico di coraggio in più i Nostri provano però a spingersi oltre, curiosando tra quella canzone d’autore italiana a tinte world che ha lasciato anche momenti memorabili. E’ così che canzoni come Le cose che desideri, Transkei o Jeanne rimandano al Capossela di Camera a sud piuttosto che al primo Fossati. E’ in questi momenti che Catacassc’ acquista una valenza maggiore, sdoganandosi dalle reticenze di genere e guadagnandone in poeticità e potere espressivo. E’ nell’unione sincopata e aggraziata di ballate e brani sussurrati al lume di candela che i La Bestia Carenne riescono a salire di livello, strutturando canzoni in perfetto equilibrio tra – tanto per rimanere a Napoli – lo spleen cantautoriale alla Francesco Di Bella e l’allegria dei Foja.

Un lavoro che nel complesso non brilla per originalità ma che con leggerezza e gusto getta solide basi per una formazione che potrebbe aggiungere contenuti e idee nuove ad un genere fin troppo saturo nel nostro Paese, e che fatica da tempo a trovare contenuti rilevanti.

12 Novembre 2014
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