• Giu
    26
    2015

Album

Domino

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I Late Of The Pier, band anglosassone fondata nel 2004 a Castle Donington, in Italia non sono riusciti ad arrivare a un’ampia audience, benché all’estero siano stati acclamati come una grande rivelazione dance-punk già dal singolo di lancio Space and the Woods, nonostante la scena nu rave che li aveva allevati fosse morta da qualche tempo. Il frontman del quartetto era il giovanissimo Sam Dust, all’anagrafe Samuel Eastgate, che adesso, passati ben cinque anni dallo scioglimento del gruppo, si presenta al pubblico internazionale sotto forma di LA Priest con il debutto Inji.

Il carattere frangi-dettami della musica marchiata Late Of The Pier si percepisce senza esitazioni: Inji è stranezze e sperimentazione, energicamente puntate verso la vecchia scuola – drum machine e sintetizzatori vintage non sono una scelta casuale – e in particolare memori degli anni Settanta, da cui Sam pare aver recuperato anche gli abiti (la cover del disco è infatti parecchio glam). Non c’è dunque da stupirsi se psichedelia ed elettronica vengono amalgamate per produrre un mix camaleontico, dove non si è mai certi se sia la stessa persona ad aver escogitato le soluzioni vocali e strumentali.

L’album si apre con Occasion, brano intimista costruito su una linea di basso prettamente funk, il cui suadente e femmineo sviluppo non può che ricordare le gesta di Prince; seguono Lady’s In Trouble With The Law, particolare più per il tema affrontato (il voyeurismo) che per il titolo o l’esecuzione, l’eccentrica Gene Washes With New Arm e Oino, ricca di basse frequenze e ritmiche galoppanti. Il falsetto è un mezzo utilizzato a più riprese, come nel fulcro dell’album, ovvero Party Zute/Learning To Love, il quinto pezzo – della durata di otto minuti – nel quale Eastgate sembra parlare di sé stesso e della sua nuova carriera («It’ll be just like learning to love all over again») su una base elettronica molto danzereccia, a cui non è estranea nemmeno Night Train. Lorry Park è di gusto esotico, e rievoca atmosfere orientali, mentre la chiusura Mountain saluta l’ascoltatore con un tono dimesso.

Inji non è un disco facile al primo impatto, né forse a quelli successivi, così condito di extravaganza da far inacidire lo stomaco in alcuni passaggi. Per chi ha bisogno di sonorità anticonformiste, LA Priest sarà forse la scialuppa di salvataggio verso la scoperta di lidi esplorati sì, ma in una nuova e bizzarra chiave. Appurato questo, non è detto che il lavoro possa soddisfare le esigenze di chi i Late Of The Pier li ha visti nascere, crescere e tristemente spegnersi.

12 Settembre 2015
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