• Mag
    01
    2011

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Interscope Records

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Madonna era il sogno Flashdance anni Ottanta per milioni di teen che mangiavano pane e Hollywood. Gaga è il sogno robotico per i teen nativi digitali 2.0. Stesse storie, le scuole d’arte, i parenti italiani, New York, la dance. Due paralleli che rimbalzano di vent’anni e si parlano a distanza. Dopo Confessions On The Dance Floor, che era un riassunto-culto del suo percorso e di un’era, chiusa e riaperta immediatamente con un revival che non tarda a scemare, Veronica Ciccone non ci stupisce più e anzi tende a farsi remixare o a riproporre in compilation l’ennesimo Best Of del tempo passato. Gaga invece imperversa. La fama, ottenuta con il suo primo album e con la sua velocissima remiscelazione è salita alle stelle, invocando genialità, trasgressione, immagini, specchi e ovviamente sua maestà il pop.

In questo secondo full si riparte da echi Euro dance Novanta, con lo spettro di Corona (Marry The Night), ci si avvolge nel solito baraccone madonniano (Born This Way potrebbe essere uscita dall’ultimo disco della rivale/alter-ego), Judas ci va con la solita cassa in quattro che ricorda il primo disco e certe opinioni maranza Novanta, Americano è lo struscio fidget che sta in mezzo tra lambada e musica da autoscontri, Hair è il ricordo Roxette in slo-mo con il sax eighties, Scheiße è la prima canzone cantata (parzialmente) in tedesco e qui la macchinità della venticinquenne piace, perché fa il verso ovviamente parodistico a tutta una cultura pseudominimal che ricorda le declamazioni di Miss Kittin, oggi giustamente sputtanate in una miscela pop che sbrodola autocompiacimento e lussuria. Bloody Mary va dalle parti della melanconia-cum-vocoder e delle leziosità dell’ultima Britney Spears, Bad Kids e le chitarre di Brian May (che suona!) in Yoü And I sono l’omaggio implicito (vedi anche la cover) al power-hard rock dei Def Leppard/Aerosmith et similia, Clarence Clemons (sic!) che va in assolo fra i riff in cassa dritta di The Edge of Glory chiude il cerchio del citazionismo. Nella special edition un secondo CD con remix ubermaranza che faranno gola ai Crookers o allo Steve Aoki di turno.

Gaga è – dopo la morte di Michael Jackson – la star pop per eccellenza. Non si può non tenerne conto, sia che sembri una puttana o una santa. Se di un album vengono prenotate in cinque giorni sullo store di iTunes un milione di copie vorrà dire qualcosa no? Gli ingredienti che mescola nel suono e nella sua iconografia sono quello di cui hanno bisogno (incosciamente?) i teen di oggi: trasgressione, sesso, continui mutamenti di abito/acconciatura/stile, sfrontatezza e uno sguardo cosciente al passato (e quindi nostalgia). Viviamo da due anni a questa parte in un mondo Gaga che ha modificato gran parte dell'immaginario pop. Chapeau (e voto altissimo) all'operazione di marketing musicale della Germanotta, che cambia la percezione e le coordinate dell'olimpo pop. Una stiracchiata sufficienza invece alle idee poetiche, che non si scostano da un banale citazionismo ottimamente prodotto.

22 Maggio 2011
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