Recensioni

Certo il tempo è passato e dall'elegante francese non ci si aspettano più miracoli o cambi di rotta particolari, pur sapendo della pausa a tempo indeterminato dagli Stereolab e della chiusura del side-project vintage pop Monade.
Batterie krautrock, ritmiche affidate a synth meccanici o a chitarre altrettanto robotiche, arrangiamenti raffinati e una voce sempre eterea e sofisticata. Gli ingredienti non cambiano eppure una differenza si avverte: il volume del microfono è alzato e Laetita lascia trasparire un velo d'emozione inedito specialmente nella malinconica ballata Statues Can Band e nella frizzante One Million Year Trip, che parla del suicidio della sorella.
A render più umana la cantante contribuiscono le liriche e una maggiore espressività, specie nelle due splendide cover Un Soir, Un Chien di Les Rita Mitsouko (dove neppure il minimalismo elettronico tanto caro alla sua vecchia band riesce a oscurare l'interpretazione vocale) e By The Sea di Wendy & Bonnie.
Il Trip musicale di Laetitia è lungi dall'essere concluso.
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