• Gen
    01
    2012

Album

Interscope Records

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La storia del sogno americano di una ragazza viziata e della sua ascesa nel mondo delle popstar. Partendo dal basso e da un rinnegato passato a nome Lizzy Grant, la venticinquenne newyorkese Lana Del Rey è diventata in pochi mesi una vera e propria icona: dal singolo Video Games – che la scorsa estate ha riempito di aspettative i music-nerds di mezzo mondo – ad una crescente popolarità sfociata prima nel contrattone con l'Interscope Records e successivamente in una vera e propria web-mania collettiva in vista dell'uscita dell’atteso album di debutto Born To Die.

Confrontando il videoclip di Video Games con quello più recente di Born To Die diventa ancora più evidente il rapidissimo passaggio da fenomeno indie a nuova prescelta del mainstream pop, nonchè possibile candidata best-seller del 2012.

Nonostante il target sia quello tra$h-inato delle rivali Lady Gaga, Britney Spears, Gwen Stefani Katy Perry, quella contenuta in Born To Die è pop music che preferisce giocare le proprie carte sull'aspetto melodico, magari annusando/imboccando la scia/via della multiplatinata Adele. Un concetto che ben si sposa con l'immaginario retro-pop che caratterizza il personaggio Lana Del Rey che rimanendo all'interno degli stereotipi da Hollywood a lei cari si pone a metà tra la tipica ingenua fidanzata-bambola del capo della gang e la più elegante e sinuosa cantante da pianobar vagamente noir (Million Dollar Man). Un doppio ruolo – e chiave di lettura del personaggio – che la scafata Lana sa ben recitare, anche all'interno dello stesso brano.

Sotto l'interpretazione malinconica dal timbro un po' annoiato e svampito che accompagna le linee melodiche, troneggia la produzione cristallina di Emile, Justin Parker e Robopop che scandiscono beat orchestrati post-Timbaland, archi su archi e battute synth-hop (Diet Mountain Dew, National Anthem), andando così a delineare uno stile che, pur essendo piuttosto limitato nei propri confini, tutto sommato risulta essere riconoscibile e personale.

Pensando alle charts, oltre ai qui presenti e cliccatissimi brani già resi disponibili in questi mesi, funziona il pure-pop di Dark Paradise o una Summertime Sadness, mentre convincono meno le più anonime RadioCarmen (Cocorosie?) – la quale però può vantare un sensuale passaggio in francese sussurrato – e le filler Lolita e Lucky Ones, presenti nella special edition dell'album.

Born To Die è il camerino di un'attrice dall'invidiabile guardaroba pieno di vestiti pop presi in prestito da diversi armadi. Il resto esula dal contesto musicale e rientra in un contesto mediatico che fino ad oggi è stato ai suoi piedi. Staremo a vedere per quanto ancora.

26 Gennaio 2012
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