• Mar
    25
    2013

Album

Brainfeeder

Add to Flipboard Magazine.

Il primo album di Lapalux non punta alto come dovrebbe ma prosegue con grande, grandissima, classe il discorso di cesello inaugurato dai due EP Brainfeeder, dopo due prove d’esordio – se non carbonare poco ci manca – acerbe ma vitali, propositivamente imperfette, all’insegna di un wonky sporchissimo di sperimentazione ritmico-timbrica ma con le antenne già drizzate verso un sottofondo arty che lì era ancora fusion e qui si toglie la maschera scoprendosi proprio lounge music (Swallowing Smoke). Sulle coordinate dell’adesso venticinquenne Stuart Howard valga quanto già detto qualche mese fa, ovvero: nu-black liofilizzata e tagliata glitch & wonky in chiave intimista.

Come da moniker, il ragazzo è generoso e sciorina con un’abilità costruttiva degna del miglior Dimlite (il fascinoso agglutinarsi di forme di The Dead Sea) tutta la sua palette di toni catchy anni Dieci: lavoro sulle voci (l’autotune liquefatto del singolo Guuurl; il crooning appena sussurrato diWalking Worlds), black variamente declinata (l’r’n’b languido e rarefatto di One Thing Dance; il trip hop come forse lo farebbe Burial di Straight Over My Head), sperimentazioni electroniche (inguantate di fighettume, come nel morbido cazzeggiare wonky & glitch di Flower), manipolazioni jazz (l’arrabbattarsi percussivo, i synthini untissimi e le voci Aphex/Windowlicker di Kelly Brook; la coda space – siamo in casa FlyLo, del resto – della già citata The Dead Sea).

Accentuando in tutto questo la dialettica con l’ingombrante James Blake, se Without You, con la voce mimetica della brava Kerry Leatham ne è uno splendido apocrifo, ancora una volta – Some Other Time – con le orecchie puntate verso The Weeknd. Ecco: se in quanto a expertise siamo su livelli di artigianato laptopistico molecolare – artigianato che si fa arte – per quanto, comunque, la ruffianeria del pacchetto non sia poi troppo lontana dall’allarme rosso che scatta per gli Inc., rispetto a un Blake manca l’autoralità. E con questo non intendiamo la cifra, ma proprio le canzoni. Vedremo se questo punto interesserà o meno a Howard in futuro. Intanto, goloso e impeccabile, a Nostalchic si può fare un solo appunto: gli manca quel pizzico d’incisività che questa volta non ci regala (esageriamo?) un Dark Side of the Moon – o della bignamizzazione, della cartadaparatizzazione – del continuum glitch-wonky. Ma per quello, anche come numeri, c’è già Flume (assia più di grana grossa come trama).

Vedere la copertina: Lapalux trasforma gli schizzi, le schegge, le stringhe, i coriandoli traslucidi del glitch e gli acciaccamenti, gli schiacciamenti, le increspature, le squadrature, le non-quadrature del wonky in glitter, paillettes e pieghe sinuose. E viceversa. Lo fa bene, anzi benissimo.

11 Marzo 2013
Leggi tutto
Precedente
Suede – Bloodsports Suede – Bloodsports
Successivo
Robyn Hitchcock – Love From London Robyn Hitchcock – Love From London

recensione

recensione

album

artista

Altre notizie suggerite