Recensioni

7.5

Il catalogo della Editions of Contemporary Music – o più comunemente ECM – è un buon punto di riferimento per chi volesse iniziare ad approfondire una pratica, quella del contrabbasso in solitaria, che almeno in ambito jazz ha preso le mosse dal famigerato Journal Violone di Barre Phillips, pubblicato nel 1969 su Opus One e il cui seguito, Journal Violone II, apparve proprio su ECM una decina d’anni dopo.

Sulla storica label curata da Manfred Eicher troviamo dischi – firmati tra gli altri da Dave Holland, Miroslav Vitous, Eberhard Weber – che sono imprescindibili per gli amanti del genere (mi si passi il termine). Alla lista si aggiunge oggi un lavoro splendido nella sua apparente semplicità, The Gleaners dello statunitense Larry Grenadier, un musicista ormai affermatissimo, con alle spalle circa trent’anni di onorata carriera al fianco di figure eminenti come Brad Mehldau, Charles Lloyd, Seamus Blake e molti altri con cui ha collaborato.

La misura di come The Gleaners sia indizio di una completa maturità artistica, diciamo pure un punto d’arrivo, la si coglie nelle stesse parole di Grenadier, che ne parla nei termini di una «excavation into the core elements of who I am as a bass player». E la si coglie anche, semplicemente, ascoltandolo. Scopriamo non solo le abilità tipiche del virtuoso dello strumento, ma soprattutto la mente e il senso innato – e a lungo coltivato – del musicista consapevole di poter comporre da sé (sette brani su dodici sono di sua mano). Perciò è sufficiente fare attenzione ai pochi movimenti in cui l’autore sovraincide più tracce: Woebegone, ad esempio, è un blues che dalle iniziali movenze da felino giunge a un’evoluzione perfettamente orchestrata, mescolando fughe in pizzicato e note suonate con l’archetto.

Si limita a questo, Larry Grenadier. Nessuna tecnica estesa, nessuna implementazione elettronica: soltanto lui e il suo contrabbasso a scrutare in lungo e in largo, per quasi un’ora, tutta una serie di stati d’animo che vanno da una malinconia contenuta (i brani di solo archetto come la quasi-title track The Gleaner, o la prima delle due parti di Begatelle, composta dal sodale chitarrista Wolfgang Muthspiel) a una gioia orgogliosamente enfatizzata, come avviene in Pettiford, un blues allegro che, se nel titolo omaggia il grande contrabbassista, nella pratica ammicca invece a un qualche classico di Thelonious Monk. Un altro omaggio è il medley tra Compassion di John Coltrane e The Owl of Cranston di Paul Motian, mentre My Man’s Gone Now è la riproposizione interlocutoria di uno standard firmato George Gershwin. E dà sollievo notare come un pezzo desolante al pari di Gone Like The Season Does – composto da Rebecca Martin, cantante e compagna di Grenadier – riesca ad evitare le pose nordiche che del catalogo ECM sono croce e delizia: è una desolazione diversa, figlia della tradizione folk americana, e che lascia immaginare il più classico degli Harry Dean Steanton nelle scene iniziali di Paris, Texas.

Non è per nulla facile imbracciare un contrabbasso e tenere alta l’asticella dell’attenzione per l’intera durata di un album. Sta proprio qui l’abilità di Larry Grenadier, che tiene vivo il senso drammatico del racconto, esalta la cantabilità dello strumento, passa da un registro all’altro con elegante sicurezza e restituisce l’immagine di un musicista (si spera anche di un uomo) felicemente in pace con se stesso.

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