Recensioni

7.3
Laura Veirs sembra non cantare, ma suggerire mondi sommersi con la sua voce sotterranea e lirica, mai sopra le righe. A distanza di tre anni dal fortunato Julie Flame, Warp And Weft vede alla produzione come sempre il fido batterista, produttore, nonché marito Tucker Martine, e la partecipazione, tra gli altri, di Jim James (già presente nel penultimo), k. d. lang, Neko Case, il batterista jazz Brian Blade ed elementi di Decemberists e My Morning Jackets. Disco più ricco musicalmente del penultimo, anche se sono lontane le stratificazioni di un tempo, Warp And Weft  si mantiene nell’ambito di un rock chitarristico che ingloba elementi jazz, folk e blues, in cui gli archi non sono invadenti, e l’accompagnamento di tastiere, piano e viola completa un songwriting piuttosto asciutto. Concepito durante la seconda gravidanza dell’artista americana, l’album non si discosta dalle atmosfere evocative e visuali a cui la Veirs ci ha abituato, unito a un lirismo più accentuato, che si fa narrativo e atmosferico. Siamo più che mai in presenza di atmosfere invernali (Shape Shifter), in cui si racconta di maternità, amore, violenza, suicidio, con riverberi di vecchi pezzi folk (Motherless Children riecheggia in Dorothy Of The Island, molto Joni Mitchell), storie ispirate alla realtà – omaggi a Alice Coltrane in That Alice e all’artista Howard Finster (autore tra l’altro di copertine per R.E.M e Talking Heads) in Finster Saw The Angels – , delizie come il singolo Sun Songs con la chitarra in evidenza e i suggestivi giochi vocali. In generale c’è un mood brumoso, molto più esplicito nell’ultima introversa parte dell’album, con la chiosa della liquida, pianistica e jazzata White Cherry. Chiusura impeccabile. Warp And Weft è coerente con l’ultimissima produzione della Veirs, rivelando ancora una volta un compiuto compendio della sua musica e del suo universo. Musica intensa da assaporare nei mesi freddi che verranno.
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