Recensioni

Ci è capitato di vederli dal vivo Le Furie, prima di ascoltarli su disco, in un vecchio ma vitale circolo Arci posizionato nella bassa ravennate e analogico come le vecchie tessere del Partito Comunista appese alle sue pareti. In quell’occasione la band fiorentina ha dato l’impressione di possedere una scrittura musicale articolata e ben organizzata, un rock-wave corposo che, chissà poi perché, abbiamo subito ricollegato ai Perturbazione, nonostante le evidenti differenze stilistiche. Eppure Edoardo Florio Di Grazia, Giacomo Mottola, Theo Taddei e Irene Bavecchi (con un mix riuscito di tastiere, chitarre, batteria e basso), dalla band piemontese riprendono idealmente la capacità di lavorare sui bordi del pop, con una buona credibilità musicale (ascoltatevi il singolo Il Mare) e un appeal moderatamente nostalgico. Qualcosa a metà strada tra certi anni sessanta british e il nostro cantautorato (con le dovute cautele, una canzone-manifesto potrebbe essere Artisti da fast food), con in più un gusto già adulto negli arrangiamenti e un bel timbro vocale nel cantato.
Il futuro è nella testa, secondo disco della formazione toscana dopo l’Andrà tutto bene del 2012 (roba che i primi Stereophonics avrebbero apprezzato), è uno smussare gli angoli e le frivolezze elettriche degli esordi, e al tempo stesso aggiungere colore a un suono che tra arpeggi di chitarre, melodie ariose e batterie energiche, si fa apprezzare senza prendere facili scorciatoie. Quasi quaranta minuti di buone vibrazioni lavorati da una vecchia volpe come Taketo Gohara e co-prodotti artisticamente da Davide Autelitano de I Ministri, a cui manca forse solo la capacità di creare con i testi quell’empatia che la musica già veicola ampiamente, mettendo magari in mostra una sensibilità profonda che vada oltre la riflessione “impegnata” calata nella contemporaneità, per sondare temi più universali (il Tenco citato in un verso di Artisti da fast food potrebbe essere un buon esempio, in questo senso). I binari però sono già tracciati e quelli giusti: avercene di band che dimostrano una tale consapevolezza nei propri mezzi e la stessa cura nel confezionare dischi.
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