Recensioni
Le luci della centrale elettrica
Le luci della centrale elettrica
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Fabrizio Zampighi
- 1 Settembre 2007

Sarà forse per il cantautorato graffiante alla Rino Gaetano, per il binomio strumentale chitarra acustica-elettrica che sorregge il tutto, per i testi-fiume che sgorgano inarrestabili dai microfoni, ma la musica de Le luci della centrale elettrica ci ha conquistati. Un amore veicolato soprattutto da una parte lirica ad effetto – urla e melodia – estremamente curata nei significati, prolifica, profonda, che qualcuno potrebbe arrivare a chiamare poesia. Avete capito bene, poesia, con buona pace dei fan di De Andrè e di tutta l'intellighenzia major troppo impegnata ad autocelebrarsi con i Cristicchi di turno per perdere tempo con le copertine sbiadite dei demo, resa tangibile da una scrittura che sputa storie di provincia, narra di bassifondi dell'anima, fotografa lo squallore nascosto nei giorni che passano. Il disco d'esordio di Vlad – chi si cela dietro alla ragione sociale – merita attenzione, non fosse altro per l'onestà intellettuale che lascia trasparire. Pur trattandosi comunque di un'autoproduzione e come tale, non scevra da qualche difetto di forma.
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