Recensioni

7.8

In They Were Wrong, ad essere chiamate a raccolta dal Monte Calvo sonoro costruito dalle percussioni in primo piano del trio, erano proprio i fantasmi vendicativi e sanguinari delle streghe; adesso sono le percussioni stesse, in un certo senso, ad essere evocate – com’è evidente dallo stesso titolo del lavoro. “Drum” ovvero Cassa (batteria, timpano) non è morto e nell’assiologia onirica del disco, in cui ombre e oggetti perdono definitivamente le forme e i contorni che gli sono proprie nel mondo reale per trasformarsi nei simboli profondi che rappresentano, si tratta di un personaggio che incarna lo slancio, la creazione stessa e che si contrappone a “Mount Heart Attack”, suo opposto negativo di dubbio e aridità.

L’evidenza a riguardo è costituita dal fatto che sicuramente la maggiore influenza del disco non sono unicamente i Sonic Youth o nessuna band strettamente contemporanea, ma la musica Taiko giapponese. Questa è una musica di percussioni, suonata a partire dal Sesto secolo in occasione di festività locali e nazionali; arte, ritualità, collettività, consacrazione, tutti significati condensati, dunque, nella figura di Drum, una Cassa che, concretamente, è elemento fondamentale e strutturante del nuovo lavoro di una band che finora, e sempre meglio, gioca con riferimenti tritati e rimasticati, con l’obiettivo, in effetti raggiunto, di discostarsi dalla scena di Brooklyn, NYC che li ha maturati in seno ed espulsi poco dopo.

Certo, il sound di Drum’s Not Dead è assolutamente attuale. Appartiene in maniera puntuale e calzante al presente, tanto che l’accostamento agli Animal Collective è fin troppo semplice e palese. Le due formazioni giocano con la sperimentazione e la fluidità delle onde sonore, ma gli uni si arrampicano sugli alberi colorati della natura e ne celebrano la dimensione ludica, gli altri si immergono fino al mento nel fango della danse macabre, fino all’abisso dell’incoscienza orgiastica. Come Feels, anche Drum’s è un concept – una parola che per quanto abusata viene tirata fuori dalla testa di chi ascolta quasi con la forza – e basta dare un’occhiata distratta alla tracklist per accorgersene.

Si parte delicatamente o quasi, introducendo Mt. Heart Attack con Be Quiet Mt. Heart Attack, legata ad un digeridoo dalla forza coesiva. Il cantato di Andrew, come sempre, mette a disagio: è biascicato e cavalca un tappeto di suono vibrante, che alterna alcuni colpi secchi ad un crescendo vorticoso di batteria che quasi preannuncia e sembra consigliare di non sfidare la montagna. Durante Let’s not Wrestle Mt. Heart Attack, infatti, quel medesimo digeridoo si fa sempre più sordo e aggressivo, appena cesellato da una chitarra; ed il cantato, da biascicato, si fa urlo selvaggio e primitivo. L’entrata in scena del “bene”, di Drum, corrisponde effettivamente all’ingresso in una zona più solida e levigata del disco, accorpata nel doppio episodio A Visit From Drum e Drum Gets a Glipse: l’ispirazione, sostenuta da un coro in falsetto, plasma sensibilmente la matassa oscura di cui, è chiaro fin dal principio, Drum’s Not Dead è costituito per tre quarti. Improvvisamente, It Fit When I Was a Kid emerge tremando sotto il peso delle percussioni in netto stile Taiko, che continuano a minacciare – e inquadrare – ogni singolo movimento degli altri strumenti, culminando nella maestosa Drum and the Uncomfortable Can: entrambi i pezzi, per potenziale demoniaco e schemi dilatati/ossessivi di arrangiamento, non sarebbero stati fuori posto in They Were Wrong.

Infine, c’è la catarsi: The Other Side of Mt Heart Attack sembra suggerire fino a che punto quel “lato oscuro” della creazione, ricercato e fuggito, possa a sua volta farsi fonte di rivelazione. Quello che i Liars – sciamanici, terrorizzanti, attraenti e repellenti – succhiano e sputano ballando sulle ceneri dei loro e dei nostri demoni. (7.8/10)

Ancora memorabilie per i singoli – precedenti al disco – It Fit When I Was A Kid (cd e 7”) e The Other Side of Mt. Heart Attack (cd e 7”): infatti il primo, oltre all’esaltante remix di It Fit When I Was A Kid, regala gli inediti Frozen Glacier Of Mastadon Blood, Bingo! Count Draculuck e ben tre video addizionali. Formula che si ripete anche per il secondo, con la nuova Do As The Birds, Eat The Remains che correda una tracklist di remix (The Other Side of Mt. Heart Attack, Drum And The Uncomfortable Can ) e soliti (quattro) video. (7.5/10 )

* tutte le note per singoli ed ep sono state curate da Gianni Avella

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