Recensioni

Casca con un tempismo talmente perfetto da risultare quasi sospetto, questo secondo capitolo Liima: leggi piena abbuffata di nostalgie 80s, con il compulsivo binge-watchin della seconda stagione di Stranger Things, il nuovo It al cinema, Blade Runner: 2049 ormai conclamato flop (almeno a livello di incassi) e un altro Star Wars sempre più vicino all’orizzonte. Dopo un Reynolds “retromaniaco” – e non a caso fresco di Polvere di Stelle per Minimum Fax – ecco ora in libreria anche un Bauman che parla di retrotopia, e potremmo andare avanti.
In casa Liima (che poi di fatto si potrebbe anche leggere ancora Efterklang) questa volta si cambia label – non più 4AD ma City Slang – e anche parzialmente ricetta: la nota stampa recita che «1982 è un album che non guarda con nostalgia agli 80s, si tratta più che altro di un lavoro intriso di influenze che richiamano quel preciso periodo storico-musicale». Furbacchioni. Sta di fatto che lì siamo, tra i tastieroni synthetici e ariosi che piacciono tanto a tutti ultimamente, drum machine liofilizzate e bassi luccicanti, coretti e melodie tra il melanconico e il sognante. C’è anche il video – della title track – pixeloso e filo-arcade (spendiamo un “retrofuturismo”? Ancora?).
Insomma, la maniera è buona parte dell’insieme. Certo, poi c’è anche la classe. Non che avessimo dubbi, e in effetti i numeri notevoli non mancano: una Life Is Dangerous e una People Like You valgono da sole il proverbiale prezzo del biglietto, e si fanno perdonare la confezione che – se non siete particolarmente in vena – ormai può anche irritare. Se invece ancora vi esaltano i freestyle di Undici, ecco il vostro disco dell’anno: bicicletta e pedalare, magari meglio se con un alieno incappucciato nel cestello.
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